Thoreau: “Journal” – 1837

— BOZZA DI TRADUZIONE —

1837


HENRY D. THOREAU

SPIGOLATURE
O QUELLO CHE IL TEMPO
NON HA MIETUTO
DEL MIO
DIARIO

[Il piccolo volume manoscritto che porta sul primo risguardo l’iscrizione stampata sulla pagina precedente, è chiaramente una trascrizione di brani inutilizzati nei primi diari, e lo stesso avviene con diversi piccoli volumi successivi. Vedi la nota a pagina 342. Le seguenti citazioni occupano le successive tre pagine del volume.] [1]

«Impegnati a restare da solo, ogni tanto,
Rendi omaggio a te stesso. Osserva ciò che la tua anima indossa.
Osa guardarti nel petto; poiché esso è tuo:
E rivolta da cima a fondo ciò che vi rinvieni.
Chi non ha pace finché non trova buoni compagni
Manda in rovina la casa, caccia dalla porta la sua mente.» [2]
Herbert, Il Portico della Chiesa.

«Amici e compagni, andatevene!
Desidero restare solo;
Mai soddisfatto, se non quando i miei pensieri ed io
Spadroneggiamo in privato.» [3]
Burton, Anatomia della Malinconia

«È come avere due Paradisi in uno
Il poter vivere in Paradiso da soli.» [4]
Marvell, Il Giardino

22 Ottobre 1837

«Che fai adesso?» chiese, «Tieni un diario?» [5] E così oggi scrivo la mia prima annotazione. [6]

Solitudine

Per stare da solo trovo che sia necessario fuggire il presente — io evito me stesso. Come potrei starmene da solo nella stanza degli specchi dell’imperatore romano? [7] Cerco una soffitta. I ragni non devono essere disturbati, né il pavimento spazzato, né le cianfrusaglie sistemate.

I tedeschi dicono, «Es ist alles wahr wodurch du besser wirst» [8]

24 Ottobre 1837

Il Suolo Fertile Delle Nostre Azioni

Ogni parte della natura ci insegna che la fine di una vita serve a far posto ad un’altra. La quercia muore, lasciando all’interno della sua corteccia un fertile terreno vergine che impartirà una vita vigorosa ad una giovane foresta. Il pino lascia dietro di sé un suolo sabbioso e sterile, i legni più duri, un terreno forte e fecondo.

E così questo costante processo di erosione e decomposizione forma il terreno della mia crescita futura. Da come vivo adesso, dipende il mio futuro raccolto. Se coltivo pini e betulle, il mio terreno non potrà sostentare la quercia; ma di pini e betulle, o forse di erbacce e rovi sarà fatta la mia seconda crescita. [9]

25 Ottobre 1837

Primavera

Ella appare, e siamo ancora una volta bambini; ricominciamo il nostro corso col nuovo anno. Lasciate che la fanciulla non torni più, e gli uomini diverranno poeti per il gran dolore. L’inverno ci ha appena dato il tempo di rimpiangere i suoi sorrisi, che ci arrendiamo alle seduzioni della smania poetica. [10] «I fiori ci osservano con benevolenza dalle aiuole con i loro occhi infantili, e all’orizzonte la neve delle lontane montagne si dissolve in un leggero vapore.» [11] — Goethe. Torquato Tasso

Il Poeta

«Sembra evitarci — persino fuggire da noi,
Cercando qualcosa che non conosciamo.
E che forse nemmeno lui conosce, dopotutto.» [12] — Ibid.

26 Ottobre 1837

«Il suo sguardo difficilmente si ferma sulla terra;
Il suo orecchio ode l’unico clangore della natura;
Ciò che la storia annota — ciò che la vita concede,
Il suo genio lo raccoglie immediatamente e volentieri;
La sua mente riunisce le cose sparse tutt’intorno,
E il suo sentimento anima ciò che è inanimato.
Spesso egli nobilita ciò che ci appariva ordinario,
E gli oggetti pregiati sono niente per lui.
Nel proprio cerchio magico vaga
L’uomo meraviglioso, e ci conduce
A vagare assieme a lui, e a farne parte:
Sembra avvicinarsi a noi, e resta lontano da noi:
Sembra guardarci e sono spiriti, invero,
che stranamente gli appaiono al posto nostro.» [13] — Ibid.

Come Matura L’Uomo

«Un uomo nobile non deve ringraziare un circolo privato per la sua formazione. La patria e il mondo devono lavorare su di lui. Deve imparare a sopportare la fama e l’infamia. Sarà obbligato a conoscere sé stesso e gli altri. La solitudine non lo cullerà più con le sue lusinghe. Il nemico non vorrà risparmiarlo e l’amico non oserà farlo. Allora, battendosi, il giovane tira fuori la sua forza, sente ciò che egli è, e presto si sente uomo.»

«Il talento si costruisce nella solitudine,
Il carattere nella corrente del mondo.»

«Teme l’uomo solo chi non lo conosce, e colui che lo evita ben presto lo fraintenderà.» [14] Ibid.

Ariosto

«Come la natura adorna il suo ricco seno interiore con un verde abito variegato, allo stesso modo egli riveste con l’abito fiorito della leggenda tutto ciò che rende gli uomini degni di onore …​ La sorgente dell’abbondanza gorgoglia là vicino, e ci mostra meravigliosi pesci multicolori. L’aria è piena di uccelli rari, i prati e le macchie boschive di strane greggi, l’arguzia si cela seminascosta nel verde, e la saggezza di quando in quando lascia risuonare da una nube dorata parole ininterrotte, mentre l’eccitazione sembra scorrere selvaggiamente lungo il liuto dal bel suono, e tuttavia rimane controllata, perfettamente sul tempo.» [15]

Bellezza

«È transitoria quella sola bellezza a cui tu sembri rendere onore.» [16] Goethe, Torquato Tasso.

27 Ottobre 1837

La Nebbia

La vista arriva solo fino a Nobscot [17] e Annursnack. [18] Gli alberi se ne stanno con i rami rivolti in basso come pellegrini battuti dalla tempesta, e tutto il paesaggio ha un’aria cupa.

Così quando densi vapori rannuvolano l’anima, questa si sforza invano di fuggire dall’umile valle del giorno lavorativo e di bucare la nebbia densa che nasconde alla vista le vette azzurre all’orizzonte, ma può solo accontentarsi di dare un’occhiata alle sue vicine colline familiari.

29 Ottobre 1837

Anatre A Goose-Pond

Due anatre, della specie detta “estiva” o “dei boschi”, [19] che agitavano beatamente il becco nel loro laghetto preferito, iniziarono a battere in ritirata non appena mi avvicinai, e sembravano intenzionate a svignarsela alla chetichella, [20] nuotando via maestose come cigni. Si rivelano essere ottime nuotatrici mentre mi superano di buon passo e — cosa che per me era un tratto nuovo della personalità delle anatre — si immergevano a intervalli di uno o due minuti e nuotavano parecchi piedi sott’acqua per sottrarsi alla nostra attenzione. Un attimo prima di immergersi sembravano darsi un cenno di intesa, dopodiché, come di comune accordo, erano talloni in su e testa in giù in un batter d’ali d’anatra; e quando riapparivano in superficie era divertente osservare con quale espressione soddisfatta di sé, con un’aria da diamine-guarda-che-colpo [21] nuotavano via per ripetere l’esperimento.

La Punta Di Freccia

Circa quattro o sei settimane fa è avvenuto un fatto curioso, che credo sia degno di nota. John [22] ed io eravamo stati a cercare reperti indiani, e avevamo avuto abbastanza fortuna, tanto da trovare due punte di freccia ed un pestello quando, una domenica sera, con le teste ancora piene del passato e dei suoi resti, andammo a fare un giro in direzione della foce del torrente Swamp Bridge. Mentre ci avvicinavamo alla cima della collina che costituisce l’argine del fiume, ispirato dal mio tema, proruppi in uno straripante panegirico su quei tempi selvaggi, gesticolando con irruenza per spiegarmi. «Lì a Nawshawtuct,» dissi, «si trovava la loro tenda, il luogo di raduno della tribù, e laggiù, a Clamshell Hill, era il luogo dove tenevano le celebrazioni. Questo era senza dubbio il loro rifugio preferito; questa cima era adatta come punto di vedetta. Quante volte si saranno messi qui su questo punto esatto, a questa stessa ora, quando il sole stava tramontando dietro i boschi là in fondo, indorando con i suoi ultimi raggi le acque del Musketaquid, per riflettere sui successi della giornata e sulle prospettive del giorno seguente, o per comunicare con gli spiriti dei loro padri, andati prima di loro nella terra delle ombre!

«Qui,» esclamai, «stava Tahatawan; e là» (per completare la frase,) «c’è la punta di freccia di Tahatawan».

Subito andammo a sederci sul punto che avevo indicato, ed io, per continuare lo scherzo, mi misi a ripulire un normale sasso scelto sul momento, quando ecco! il primo su cui misi le mani, il sasso qualunque che avrei dovuto dissotterrare si rivelò essere una perfetta punta di freccia, affilata come se fosse appena uscita dalle mani dell’Indiano che l’aveva realizzata!!!

30 Ottobre 1837

Alba

Prima c’è il grigio crepuscolo [23] dei poeti, con nubi scure e stratificate che divergono verso lo zenit. Poi brilla la nube che si insinua da est, come se portasse in seno un prezioso gioiello; un profondo golfo rotondo di un colore grigio dorato intacca il suo bordo superiore, mentre esili strisce di soffice vapore, che si irradiano dal centro comune, come truppe in armamento leggero, scendono ordinatamente ai loro posti.

3 Novembre 1837

Navigando Con e Contro la Corrente

Se uno vuole riflettere, lasciate che si imbarchi su una corrente tranquilla, lasciate che navighi con la corrente. Non potrà opporre resistenza alla Musa. Mentre noi risaliamo la corrente, maneggiando la pagaia con tutte le nostre forze, pensieri rapidi e impetuosi scorrono nel cervello. Sogniamo di conflitti, potere e grandezza. Ma gira la prua in direzione della corrente e la roccia, l’albero, le vacche, [24] la collinetta, assumendo nuove e diverse posizioni, mentre il vento e l’acqua spostano la scena, favoriscono lo scorrere liquido del pensiero, vasto e sublime, ma sempre calmo e dolcemente ondeggiante.

5 Novembre 1837

Verità

La verità ci colpisce alle spalle, e nell’ombra, tanto quanto di fronte e alla luce del giorno.

9 Novembre 1837

Le Correnti Calme Scorrono Più In Profondità

È il ruscello le cui «sabbie argentee e i ciottoli cantano le eterne canzoni con la primavera.» [25] I primi ghiacci formano un ponte sul suo stretto corso, e così la sua nota lamentosa viene messa a tacere. Solo la tremola luce del sole sul suo fondo sabbioso attrae lo spettatore. Ma ci sono anime le cui profondità non sono mai state scandagliate, — sul cui fondo il sole non splende mai. Le vediamo da lontano dalle loro rive ripide, ma non ne prendiamo mai un sorso dal centro del loro corso. Solo un sasso affondato o una quercia caduta possono trarne un sussurro, e la loro superficie non conosce i ceppi di ghiaccio che incatenano stretti i mille ruscelli affluenti. [26]

12 Novembre 1837

Disciplina

Manco ancora del discernimento per comprendere per intero l’insegnamento del giorno presente; ma non è perduto — alla fine mi si rivelerà. Il mio desiderio è conoscere cosa ho vissuto per capire come vivere d’ora in avanti.

13 Novembre 1837

Il Peccato Distrugge la Percezione del Bello

Sarà questa la prova dell’innocenza — se sono in grado, udendo uno scherno, di guardare questa luna amichevole, mentre percorre i cieli con la maestà di una regina, con il consueto anelito.

Verità

La verità ritorna sempre a sé stessa. Ne intravedo un aspetto oggi, un altro domani; e il giorno dopo essi sono fusi insieme.

15 Novembre 1837

Goethe

«E adesso che è sera, alcune nubi nell’aria serena sostano sulle montagne, restando immobili nel cielo più che muoversi, e subito dopo il tramonto il frinire dei grilli inizia ad aumentare; allora uno si sente ancora una volta a casa nel mondo, e non uno straniero — un esiliato. Sono contento come se fossi nato e cresciuto qui, e fossi tornato ora dalla Groenlandia o da un viaggio di caccia alla balena. Perfino la polvere della mia madrepatria, che da lungo tempo non ho veduto, è la benvenuta, mentre turbina intorno alla carrozza. Il tintinnio, come di orologio, dei grilli è assai gradevole, penetrante, e non privo di significato. È bello quando dei ragazzini birbanti fischiano per imitare un campo pieno di tali cantori. Sembra che davvero le due cose si migliorino a vicenda. La sera è assolutamente mite come il giorno. Se un abitante del sud, che venisse dal sud, sentisse dell’estasi che provo, mi considererebbe assai infantile. Ahimè! ciò che riferisco qui, l’ho provato da molto tempo sotto un cielo infausto. E adesso questa gioia è per me un’eccezione, di cui godrò d’ora in poi — una necessità della mia natura.» Italiänische Reise [27]

16 Novembre 1837

Ponkawtassett

Là scorre il fiume, o per meglio dire, «erra serpeggiante» [28], la vena giugulare del Musketaquid. Chi può dire quanta della proverbiale temperanza dei suoi abitanti sia originata dal suo flusso lento?

La neve dà al paesaggio l’aspetto di una giornata di bucato, — qui una striscia bianca, là una striscia scura; è stesa come un tovagliolo sulle colline e sui prati. Questa dev’essere una rara giornata di asciugatura, a giudicare dal vapore che galleggia sul vasto cortile della biancheria.

Cento fucili sparano e in paese sventola una bandiera per celebrare la vittoria dei whig. Adesso un colpo breve, sordo — il mero disco di un suono privato dei suoi raggi — poi uno sbuffo di fumo si leva all’orizzonte per congiungersi ai suoi parenti di nebbia nel cielo.

Goethe

Egli fornisce una descrizione talmente vivida dell’antica torre, che quelli nati e cresciuti nel quartiere devono voltarsi a guardare «così che possano contemplare coi loro occhi ciò che io ho lodato ai loro orecchi, …​ e non ho aggiunto nulla, neppure l’edera che per secoli ne aveva decorato i muri» — Italiänische Reise [29]

17 Novembre 1837

Alba

Adesso il re del giorno gioca a nascondino dietro l’angolo del mondo, e la finestra di ogni casa ride con un sorriso dorato, — la perfetta immagine della gioia. Vedo l’acqua luccicare nell’occhio. I respiri smorzati del giorno che si risveglia colpiscono l’orecchio con un moto ondulato; dalla collina e dalla valle, dal pascolo e dal bosco, essi giungono a me, ed io sono a casa nel mondo.

Il Cielo

Se non c’è niente di nuovo sulla terra, c’è comunque qualcosa di nuovo nel cielo. Abbiamo sempre una risorsa nel cielo. Esso gira costantemente una nuova pagina da vedere. Il vento dispone i caratteri su questo sfondo blu, e chi indaga può sempre leggere una nuova verità. [30]

18 Novembre 1837

Virgilio

«Pulsae referunt ad sidera valles» [31] è un verso che salverebbe un’epica; e con quanta finezza egli conclude la sua «agrestem musam» [32], ora che Sileno ha finito e che le stelle hanno udito la sua storia, — 

«Cogere donec oves stabulis, numerumque referre
Jussit, et invito processit Vesper Olympo.» [33]

Armonia

La natura non produce rumore. L’urlo della tempesta, lo stormire delle foglie, il picchiettio della pioggia non causano disturbo, c’è in loro un’armonia essenziale e inesplorata. Perché avviene che il pensiero fluisce con una corrente così profonda e scintillante quando il suono di una musica lontana colpisce l’orecchio? Quando voglio riflettere non mi lamento per un brano vigoroso al pianoforte — perfino una Battaglia di Praga [34] — se si tratta di un’armonia, ma un tambureggiare irregolare o dissonante è intollerabile.

Ombre

Quando un’ombra attraversa rapida il paesaggio dell’anima dov’è la sostanza? Ha sempre origine dal peccato? Ed è in me quel peccato?

20 Novembre 1837

Virgilio

Leggerei Virgilio, anche solo per farmi ricordare di come la natura umana è identica in tutte le epoche. Traggo soddisfazione da “jam laeto turgent in palmite gemmae,” o “Strata jacent passim sua quaeque sub arbore poma.” [35] Era lo stesso mondo, e lo abitavano gli stessi uomini. [36]

21 Novembre 1837

Nawshawtuct

Uno deve assolutamente salire su di una collina per conoscere il mondo in cui vive. Nel bel mezzo di questa estate indiana sono appollaiato sulla roccia più alta di Nawshawtuct, un vento di velluto soffia da sudovest. Mi sembra di sentirne gli atomi che urtano contro la mia guancia. Colline, montagne, campanili, spiccano nitidi all’orizzonte, mentre sto appoggiato alla borchia rotonda di un enorme scudo, il fiume come una vena d’argento a cingerne il margine, e da lì lo scudo si solleva gradualmente lungo il suo orlo, l’orizzonte. Non si vede una nuvola, solo villaggi, case, foreste, montagne, uno sopra l’altro, fino a che non vengono ingoiati dal cielo. [37] L’atmosfera è tale che mentre osservo tutt’intorno la lunghezza e la larghezza della regione, questa si allontana dalla mia vista e sembra che io stia cercando i fili del velluto.

Così ammiro la grandiosità del mio carro di smeraldo, con il suo orlo blu, sul quale avanzo attraverso lo spazio.

26 Novembre 1837

Pensieri

Mi guardo in giro alla ricerca di pensieri quando sono traboccante di me stesso. Mentre vado avanti con la mia vita, il pensiero è ancora in embrione, — non si muove dentro di me. Presto comincia a prendere forma e grazia, lo do alla luce, e lo vesto dei suoi abiti di parole. Ma ohimè! quanto spesso, quando i pensieri mi soffocano, ricorro a un colpetto sulla schiena, o ingoio una crosta, o faccio qualsiasi cosa tranne che sputarli fuori!

28 Novembre 1837

Brina e Fiume Verde

Ogni albero, recinzione e stelo d’erba che riuscisse a tenere la testa al di sopra della neve, era coperto stamattina da un denso strato di brina. Gli alberi sembravano eteree creature d’ombra colte nel sonno. Da questa parte stavano rannicchiati insieme, mentre i loro grigi capelli ondeggiavano, in una valle remota ancora non penetrata dal sole, e su quella si affrettavano in fila indiana lungo siepi e corsi d’acqua, mentre gli arbusti e l’erba, come elfi e fate della notte, cercavano di nascondere nella neve le loro teste diminuite. [38]

I rami e le erbe più alte erano coperti da un meraviglioso fogliame di ghiaccio che corrispondeva foglia per foglia al loro abito estivo. Le fibre centrali, quelle divergenti, e anche le più minute, erano perfettamente distinte, e i bordi dentellati in modo regolare.

Queste foglie si trovavano sul lato del rametto o della stoppia opposto al sole (quando non era piegata verso est), incontrandolo perlopiù ad angolo retto, e ce n’erano altre che sporgevano con ogni angolo possibile sopra questi, l’una sull’altra.

Mi colpì che queste foglie fantasma e quelle verdi delle quali le prime assumevano la forma, fossero creature che obbedivano alla stessa legge. Non era possibile che, in ottemperanza a due leggi distinte, i fluidi vegetali da un lato si inturgidissero progressivamente nella foglia perfetta, mentre dall’altro le particelle dei cristalli si adunassero al proprio stendardo nello stesso ammirevole ordine.

Il fiume, osservato dall’argine soprastante, appariva di un colore verde-giallastro, ma più da vicino questo fenomeno svaniva; e tuttavia il paesaggio era coperto di neve. [39]

5 Dicembre 1837

Arpa di Ghiaccio

Il mio amico mi dice di aver scoperto una nuova nota in natura, che egli chiama Arpa-di-Ghiaccio. Essendogli capitato di lanciare una manciata di sassi sul lago, in un punto dove c’era una sacca d’aria sotto il ghiaccio, questo gli ha risposto con una musica piacevole.

Qui risiede una decima musa, e poiché è stato lui a scoprirla, probabilmente l’ulteriore melodia è dentro di lui.

8 Dicembre 1837

Goethe

Egli è generalmente contento di fornire una descrizione esatta degli oggetti per come gli appaiono, e il suo genio è visibile negli aspetti che egli coglie e che illustra. La sua descrizione di Venezia e del suo circondario, visti dal Campanile di San Marco, [40] è quella di uno spettatore distaccato, il cui scopo è di descrivere fedelmente quello che vede, e ciò anche, per la maggior parte, nell’ordine in cui lo ha visto. Questo è l’aspetto del libro che più di tutti gli altri va lodato; perfino le riflessioni dell’autore non interferiscono con le sue descrizioni.

In questo modo sarebbe possibile per menti inferiori produrre libri dal valore inestimabile. [41]

10 Dicembre 1837

Misura

Non è solo il falegname che si porta il metro in tasca. Lo spazio ci è alquanto assoggettato. Il più umile contadino trova in un capello sulla sua testa o nella bianca mezzaluna sulla sua unghia l’unità di misura per la distanza delle stelle fisse. Il suo dito medio dà la misura dello spazio in dita; estende alcune volte il pollice e l’indice, e il continente è misurato a spanne — allunga gli arti, e il mare viene scandagliato in braccia. [42]

12 Dicembre 1837

Pensiero

Ci sono volte in cui il pensiero si fa largo in un sottobosco di parole per giungere all’azzurro chiarore al di là di esso;

“Oltre la palude, o il precipizio, attraverso lo stretto, l’accidentato, il denso, o il rarefatto,
Con testa, mani, ali, o piedi, prosegue per la sua strada,
E nuota, o affonda, o guada, o striscia, o vola; . . .” [43]

ma lascia che indossi i suoi ingombranti abiti da lavoro, ed ogni scintillante goccia di rugiada sembrerà una “palude dello sconforto.” [44]

Peculiarità

Quando parliamo di una peculiarità di un uomo o di una nazione crediamo di descriverne solo una parte, un mero punto matematico; ma non è così. Essa pervade tutto. Alcune parti possono essere più lontane di altre da questo centro, ma non c’è una sola particella così remota da non esserne illuminata o adombrata.

Spine

Nessuna facoltà dell’uomo è stata creata per uno scopo inutile o malvagio; in nessun modo egli può essere completamente malvagio, ma le passioni peggiori affondano le loro radici in quelle migliori, — la rabbia, ad esempio, può essere semplicemente un sentimento alterato di ingiustizia che tuttavia conserva alcune tracce della sua origine. [Nota 12/12/1837] Allo stesso modo è dimostrato che una spina è solo un ramo rudimentale, «che, nondimeno, pur essendo una spina, produce foglie e, nel caso della Euphorbia heptagona, a volte anche fiori e frutti.»

Nota 12/12/1837: «[Aggiunta successiva.] Dobbiamo considerare la guerra e la schiavitù, assieme a molte altre istituzioni e persino ai migliori governi, nonostante i loro apparenti vantaggi, come i rudimenti fallimentari di istituzioni più nobili tali da distinguere l’uomo nel suo stato selvaggio e semicivilizzato.» [45]

15 Dicembre 1837

Jack Frost

A ulteriore riprova del fatto che la vegetazione sia una sorta di cristallizzazione, noto che sul bordo del ghiaccio che si scioglie sulle finestre, Jack fa dei trucchi singolari, — ora mette insieme le sue foglie a forma di spillo a rassomigliare campi ondeggianti di grano, o covoni che si ergono qua e là fra le stoppie. Da un lato ti si presenta la vegetazione delle zone torride — alte palme torreggianti, e ampi banani, come quelli che si vedono nelle raffigurazioni di scene orientali; dall’altro ci sono pini artici, irrigiditi dal gelo, con i rami rivolti in basso, come le braccia di fragili uomini nel tempo gelido. [46] In certi casi i vetri sono coperti di piccoli fiocchi simili a piume, le cui particelle si irradiano da un centro comune, con il numero di raggi che varia da tre a sette o otto. Le particelle cristalline hanno un debole per le irregolarità e le imperfezioni del vetro e, quando queste si estendono da un lato all’altro del telaio, formano dei filari di siepi perfetti, o dei corsi d’acqua in miniatura, che le dense masse del fogliame di cristallo “cingono con l’arco di un alto pergolato”. [47]

16 Dicembre 1837

Foschia ghiacciata

I boschi stamane erano coperti da sottili strisce di vapore, — l’evaporazione delle foglie, secondo Sprengel, [48] che sembrava improvvisamente indurita dal freddo. In certi punti si stendeva come un velo di foschia sulle cime degli alberi, formando vasti prati, dove gli elfi e le fate tenevano nobili tornei;

“di fronte ad ogni carro
Danno sprone gli aerei cavalieri, e abbassano le loro lance,
fino all’arrivo delle fitte legioni.” [49]

L’oriente brillava di una sottile ma indistinta mezzaluna di luce, il blu dello zenit si mescolava in tutte le possibili proporzioni con il color salmone dell’orizzonte. E adesso le cime delle colline vicine telegrafano, a noi che ci trasciniamo sulla pianura, i dorati vessilli orientali del Monarca, e presto le sue «lunghe linee livellate» [50] ricadono a fasce orizzontali, e le più umili finestre delle case salutano il loro signore.

Fatti

Per un corretto studio della Natura è indispensabile la percezione del suo vero significato. Il fatto fiorirà, un giorno, in una verità. La stagione farà maturare e fruttificare ciò che l’intelletto ha coltivato. I meri accumulatori di fatti — quanti raccolgono i materiali per gli operai esperti — sono come quelle piante che crescono nelle foreste buie, che “mettono solo foglie anziché fiori.” [51]

17 Dicembre 1837

Druidi

In tutte le epoche e in tutte le nazioni osserviamo l’inclinazione verso un giusto stato delle cose. Ciò si osserva in particolar modo nella storia dei sacerdoti, la cui vita si avvicina maggiormente a quella dell’uomo ideale. I Druidi non pagavano tasse ed «erano dispensati dal servizio militare e da tutto il resto.» [52] Anche oggi il clero è una classe privilegiata.

All’ultimo stadio della civiltà Poesia, Religione e Filosofia saranno una cosa sola; e questa verità si intravede nella prima. L’ordine druidico era suddiviso in Druidi, Bardi, e Ovati. «I Bardi erano i poeti e i musicisti, alcuni dei quali erano satirici, altri encomiasti. Gli Ovati sacrificavano, divinavano e contemplavano la natura delle cose. I Druidi coltivavano la fisiologia e la filosofia morale; o, come riferisce Diodoro, erano i loro filosofi e teologi.» [53]

18 Dicembre 1837

Goethe

Esigeva che la sua eroina, Ifigenia, non dicesse nulla che non potesse essere pronunciato da sant’Agata, la cui immagine egli contemplava.

Immortalità Post

Le nazioni rivendicano una immortalità post così come una immortalità ante. Gli ateniesi indossavano una cavalletta dorata come simbolo del loro essere nati dalla terra, e gli arcadi pretendevano di essere προσέληνοι, ovvero anteriori alla luna.

I vari Platoni non sembrano aver considerato questa tendenza a spingersi all’indietro della mente umana.

L’orgoglio della Stirpe

Agli uomini piace essere chiamati figli dei loro padri, — una verità tanto piccola gli basta — e chiunque si rivolga a loro con questo titolo o con un altro simile, viene chiamato poeta. L’oratore rivolge un appello ai figli della Grecia, della Britannia, della Francia, o della Polonia; e il nome familiare dei nostri padri acquista un qualche interesse per il fatto che Sakai-suna significa figli-del-Sakai. [54]

19 Dicembre 1837

Inferno

L’inferno stesso può essere contenuto nell’estensione di una scintilla.

Sassoni

All’inizio sembra anomalo il fatto che meno un popolo deve battersi, più è fortemente legato ai suoi diritti. I Sassoni di Ditmarsia combattevano per un principio, non per le loro sabbie sterili e le paludi incolte. [55]

Nel complesso noi siamo gli stessi Sassoni che erano i nostri padri, quando fu detto di loro, «Essi competono in ospitalità, poiché il saccheggio e la prodigalità sono la gloria di un Holsate; non essere esperto nella scienza del saccheggio significa, secondo lui, essere stupido e vile.» [56]

I Francesi sono come i Franchi, di cui è scritto: «Francis familiare est ridendo fidem frangere;» «Gens francorum infidelis est. Si perjeret Francus quid novi faciet, qui perjuriam ipsam sermonis genus putat esse non criminis.» [57]

Cristalli

Questa mattina osservavo che il ghiaccio a Swamp Bridge era quadrettato da una sorta di mosaico di pieghe o scanalature bianche; e quando ne ho esaminato il lato inferiore, ho notato che era coperto da una massa di cristallizzazioni, profonde dai tre ai cinque pollici, che si ergevano o, piuttosto, si sostenevano ad angolo retto sul ghiaccio vero e proprio, che era spesso circa un ottavo di pollice. C’era già del ghiaccio più vecchio sei o sette pollici sotto di esso. I cristalli erano per lo più prismi triangolari con la parte bassa aperta, sebbene in alcuni casi si fossero uniti a formare prismi di quattro o cinque lati. Quando il ghiaccio si poggiava sul lato liscio, avevano l’aspetto di tetti e guglie di una città gotica, o di imbarcazioni a vele spiegate [58] in un porto affollato.

Ho notato inoltre che là dove il ghiaccio sulla strada si era sciolto lasciando scoperto il fango, quest’ultimo, come cristallizzato, scopriva innumerevoli fessure rettilinee, lunghe più o meno un pollice — una continuazione, per così dire, del ghiaccio a scacchiera. [59]

22 Dicembre 1837

Circa un anno fa, avendo messo via una scodella che aveva contenuto del rabarbaro grattugiato nell’acqua, senza averla lavata, fui meravigliato nel constatare, alcuni giorni dopo, che il rabarbaro si era cristallizzato, ricoprendo di cubi perfetti il fondo della scodella, del colore e della consistenza della colla, e di un diametro di un decimo di pollice.

23 Dicembre 1837.

Cristalli

Oggi ho attraversato il fiume sul ghiaccio. Sebbene il tempo sia rigido e freddo e il terreno sia coperto di neve, ho notato un pettirosso solitario che sembrava avesse bisogno che i servizi che aveva reso ai Piccoli nel Bosco gli venissero velocemente restituiti.

Dal lato dell’alto argine presso le Tsughe Inclinate, c’erano delle curiose cristallizzazioni. Ovunque l’acqua, o altre cause, avessero formato un’apertura nell’argine, nella sua gola o sul margine esterno, come l’entrata a una fortezza del passato, ricoperta di un’armatura di ghiaccio scintillante. Da una parte potevi vedere minute piume di struzzo, che sembravano gli ondeggianti pennacchi di guerrieri che facevano il loro ingresso nella fortezza, dall’altra le balenanti insegne a forma di ventaglio dell’ospite lillipuziano, da un’altra le particelle a forma di ago, raccolte in fasci che somigliavano a pennacchi di pino, che potevano essere scambiate per una falange di lance. [60] L’intera collina era come un’immensa pietra di quarzo, con minuti cristalli che scintillavano da innumerevoli fessure. Ho provato a immaginare che ci fosse una tendenza in queste cristallizzazioni ad assumere le forme del fogliame adiacente.

27 Dicembre 1837

Rivoluzioni

Le rivoluzioni non sono mai improvvise. Né un uomo da solo, né molti uomini, in pochi anni o in generazioni, bastano a regolare gli eventi e a predisporre l’umanità per il movimento rivoluzionario. L’eroe non è che la pietra più alta della piramide, la chiave di volta dell’arco. Chi erano Romolo o Remo, Hengist o Horsa, [61] perché vengano attribuite a loro Roma o l’Inghilterra? Essi sono famosi o famigerati perché il corso degli eventi ha scelto di farne le sue pietre miliari. Ma noi avremmo saputo dove ha avuto inizio la valanga, o la cavità nella roccia da cui sgorga il Rio delle Amazzoni. Nella storia il fatto più importante tende ad essere quello più silenzioso e discreto. Nel 499 tre cyules [62] sassoni giunsero sulla costa britannica, — ”Three scipen gode comen mid than flode, three hundred cnihten.” [63] Il pirata della costa britannica non era fondatore di uno stato più di quanto non fosse il flagello dei lidi di Germania.

Eroi

I veri eroi cantati dai menestrelli erano ideali, anche se sono stati resi eterni i nomi degli eroi veri. Il vero Artù, che «non solo fu il migliore nel passato noto, ma anche nel possibile futuro», [64] del quale per molti secoli si è affermato che non fosse morto, ma che si fosse «ritirato dal mondo in qualche regione magica; dalla quale sarebbe riemerso nel caso di una crisi futura per guidare i Cimri in trionfo attraverso l’isola», [65] il cui carattere e le azioni erano il tema dei bardi di Bretagna, e il fondamento delle loro interminabili romanze, era solo una personificazione ideale.

Gli uomini sostengono una reale esistenza anche per l’ideale, ma spesso non estendono il reale all’ideale. «Se non mi credete, andate in Bretagna e riferite nelle strade o nei villaggi che Artù è davvero morto, come altri uomini; non ne scamperete impuniti; verrete sommersi dalle urla di maledizioni di chi vi ascolta, o lapidati a morte.»

Nostalgia di Casa

Il caso più notevole di sostalgia di casa è quello di una colonia di Franchi trapiantati dai Romani dall’Oceano Germanico all’Eusino, i quali finalmente si risolsero unanimemente ad abbandonare il paese, si impadronirono delle imbarcazioni che li trasportarono fuori da esso, e alla fine raggiunsero le loro rive natali, dopo innumerevoli difficoltà e pericoli attraverso il Mediterraneo e l’Atlantico.

I Fatti Interessanti della Storia

Quanto è confortante, dopo aver sudato attraverso le pagine più oscure della storia, — la crosta crudele e fluttuante della quiete e dell’agitazione umane, — scendere sulla solida terra dove il sole splende, o riposare nell’ombra quadrettata. Il fatto che Edwin di Northumbria «fece sì che lungo le vie principali venissero posti dei pali nl punto in cui aveva visto una chiara primavera» e che «piatti di ottone vi fossero incatenati, così da poter ristorare i viaggiatori stanchi, le cui fatiche Edwin stesso aveva conosciuto» vale tutte le dodici battaglie di Artù. [66]. Il sole splende nuovamente lungo la strada, il paesaggio ci mostra radure assolate e appezzamenti coltivati, così come scure foreste primordiali, ed è nuovamente la felice Inghilterra, [67] dopotutto.

31 Dicembre 1837

Come l’ultima goccia di vino tinge l’intero calice, così il più piccolo frammento di verità colora tutta la nostra vita. Esso non è mai isolato o semplicemente aggiunto come un tesoro al nostro capitale. Quando si fa un qualunque progresso reale, disimpariamo e impariamo daccapociò che prima credevano di conoscere. Raccogliamo di anno in anno, e le mettiamo uno accanto all’altro, le disjecta membra della verità, come colui il quale avesse raccolto una ad una cento pietre, tornando alla sua cesta con una sola alla volta.


1. N.d.C. in Writings 1906: «The small manuscript volume bearing on its first fly-leaf the legend printed on the preceding page is evidently a transcript of unused passages in the early journals, and this is also the case with several succeeding small volumes. See note on page 342. The following mottoes occupy the next three pages of the book.»
2. «”By all means use sometimes to be alone. / Salute thyself: see what thy soul doth wear. / Dare to look in thy chest; for ‘t is thine own: / And tumble up and down what thou find’st there. / Who cannot rest till he good fellows find, / He breaks up house, turns out of doors his mind.”» George Herbert, “The Church-porch”, in The Temple (Cambridge: Thomas Buck and Roger Daniel, 1633)
3. «”Friends and companions, get you gone! / ‘T is my desire to be alone; / Ne’er well, but when my thoughts and I / Do domineer in privacy.“» Robert Burton, The Anatomy of Melancholy (Oxford: John Lichfield and James Short, 1621).
4. «”Two Paradises are in one / To live in Paradise alone.”» Andrew Marvell, “The Garden,” in Miscellaneous Poems (London: Thomas Dring, 1681). Nel primo verso il testo originale recita «Two paradises ‘twere in one», mentre Thoreau riporta «Two paradises are in one».
5. «”What are you doing now?” he asked. “Do you keep a journal?”»: Fu Emerson a porre la domanda a Thoreau.
6. «So I make my first entry to-day.»: Alla data della sua prima annotazione sul diario, Thoreau aveva vent’anni.
7. «How could I be alone in the Roman emperor’s chamber of mirrors?»: Probabile riferimento all’imperatore Domiziano che regnò dall’81 al 96 d.C. Nel suo De vita Caesarum, scritto all’inizio del II sec. d.C., Svetonio (c. 69 – post 122 d.C.) riporta, nel capitolo dedicato a Domiziano: «Tempore vero suspecti periculi appropinquante sollicitior in dies porticuum, in quibus spatiari consuerat, parietes phengite lapide distinxit, e cuius splendore per imagines quidquid a tergo fieret provideret»; a un certo punto, cioè, l’imperatore, sentendosi minacciato, fece rivestire le pareti dei portici dove soleva passeggiare con la fengite (una sorta di alabastro molto lucido, non con degli specchi veri e propri, dunque), per riuscire a vedere dietro di sé e scampare così ad un eventuale agguato.
8. «Es ist alles wahr wodurch du besser wirst»: «È vero tutto ciò che ti rende migliore.»
9. N.d.C. in Writings 1906: «Week, p. 375; Riv. 464.» Testo del Journal: «So this constant abrasion and decay makes the soil of my future growth. As I live now so shall I reap. If I grow pines and birches, my virgin mould will not sustain the oak; but pines and birches, or, perchance, weeds and brambles, will constitute my second growth.» Testo di A Week: «The constant abrasion and decay of our lives makes the soil of our future growth. The wood which we now mature, when it becomes virgin mould, determines the character of our second growth, whether that be oaks or pines.»
10. «SPRING / She appears, and we are once more children; we commence again our course with the new year. Let the maiden no more return, and men will become poets for very grief. No sooner has winter left us time to regret her smiles, than we yield to the advances of poetic frenzy.» Come in altri casi di personificazione di concetti astratti, forze e fenomeni naturali, anche in Thoreau l’oggetto di tale personificazione — qui la Primavera — assume il genere femminile, ed aggettivi, pronomi, e riferimenti concordano di conseguenza: «she appears . . . the maiden . . . her smiles . . .».
11. Johann Wolfgang von Goethe, Torquato Tasso (1790).
12. Johann Wolfgang von Goethe, Torquato Tasso (1790).
13. Johann Wolfgang von Goethe, Torquato Tasso (1790).
14. Johann Wolfgang von Goethe, Torquato Tasso (1790).
15. Johann Wolfgang von Goethe, Torquato Tasso (1790).
16. Johann Wolfgang von Goethe, Torquato Tasso (1790).
17. «Nobscot»: Nobscot Hill, collina alta 180 m, si trova a circa 15 km a sudovest di Concord.
18. «The prospect is limited to Nobscot and Annursnack». L’edizione Princeton riporta Anursnack. La grafia attuale del toponimo è Annursnac. Annursnac Hill è il punto più alto di Concord, con un’elevazione di 110 m.
19. «Two ducks, of the summer or wood species . . .». Si tratta probabilmente di esemplari di Aix sponsa, in inglese wood duck o summer duck.
20. «Two ducks . . . seemed disposed to take French leave»: L’espressione italiana corrispondente a to take a French leave è filarsela all’inglese ovvero andare via senza salutare, alla chetichella. È uno di quei casi in cui la lingua di un popolo rivela l’antipatia (spesso antica) verso un altro popolo. E così in inglese si dice, appunto, to take a French leave, mentre in francese filer o aller à l’anglaise; per i tedeschi, ad esempio, è sich auch französisch empfehlen / verabschieden. Nell’italiano pare che la forma andarsene alla francese abbia preceduto cronologicamente quella all’inglese, che poi ha prevalso nell’uso, come si legge nel saggio di Emanuele Ventura Andarsene alla francese e all’inglese, to take a French leave e filer à l’anglaise: breve ricognizione storica di un fraseologismo europeo (https://doi.org/10.51814/nm.142253) (che approfondisce in maniera molto ampia e dettagliata l’argomento). Lo stesso Ventura stila una tabella, con le varianti attuali della medesima locuzione in altre lingue europee, dalla quale emerge che ad andarsene senza salutare sono i francesi per: inglesi, tedeschi, portoghesi, spagnoli, catalani, galiziani, sloveni e greci; mentre l’inappropriato comportamento viene rimproverato agli inglesi da francesi, polacchi, romeni, russi, ucraini, ungheresi e cechi. Gli italiani, come abbiamo già detto, fanno caso a sé, figurando salomonicamente in entrambe le liste (pur con le dovute considerazioni sulla prevalenza di una forma sull’altra). Per una visione sintetica si veda l’articolo di Daria Corbi sull’Enciclopedia Treccani online Perché si dice “andarsene all’inglese” per dire “andarsene alla chetichella”? E che cos’è la “chetichella”? (consultato per la stesura di questa nota). Perciò, non sembrandomi in questo caso adatto tradurre in italiano, da un testo americano, l’espressione alla francese con all’inglese ho optato per un semplice alla chetichella.
21. «. . . with what a self satisfied, darn-it-how-he-nicks-‘em air . .. ». Si tratta di un’espressione che ha origine dall’hazard, un gioco di dadi, ed è presente nella medesima forma (semplicemente con damn al posto di darn) nella storiella “Tom Moor, the linen draper of Fleet Street”; figura poi nella vignetta satirica del 1807 di Alexander Anderson Ograbme, or The American Snapping-turtle. Per un approfondimento sulla locuzione e sulla scelta di traduzione si rimanda alla pagina darn-it-how-he-nicks-‘em.
22. John Thoreau (1815-1842), l’amato fratello maggiore di Henry.
23. «First we have the gray twilight of the poets . . .». L’uso del termine twilight in inglese è ambivalente, definendo sia il momento tra il tramonto e la notte che quello tra la notte e l’alba. Sebbene l’uso del traducente italiano crepuscolo indichi oggi prevalentemente la prima situazione, storicamente il termine aveva la stessa ambivalenza dell’inglese, riferendosi tanto alle ore prima della notte quanto a quelle prima del giorno. Si veda a tal proposito il Dizionario della lingua italiana Tommaseo-Bellini (1861-1879), che alla voce crepuscolo riporta: «Quella Luce che si vede avanti il levare, e dopo il tramontare del sole».
24. «…​ rock, tree, kine…​». Kine è la vecchia forma del plurale di cow.
25. «It is the rill whose “silver sands and pebbles sing eternal ditties with the spring”.» Citazione da England’s Helicon. Pubblicato nel 1600 — e successivamente in un’edizione ampliata del 1614, — England’s Helicon è una raccolta di liriche pastorali di epoca elisabettiana. I versi sono quelli della quarta strofa della poesia indicata con il titolo “Another of the Same Nature, Made Since”: «The seate for your disport shall be / Over some River in a tree, / Where silver sands and pebbles sing, / Eternal ditties with the spring.» Il curioso titolo si spiega con il fatto che la poesia è preceduta da “The passionate Sheepheard to his love” di Christopher Marlowe e da “The Nimphs reply to the Sheepheard” di autore anonimo (per inciso faccio notare che non si tratta dell’unica “another” nella raccolta). I primi versi della poesia di Marlowe e di quella citata da Thoreau sono praticamente identici per contenuto e struttura, rispettivamente: «Come live with mee, and be my love, / And we will all the pleasures prove,» e «Come live with mee, and be my deere, / And we will revell all the yeere».
26. N.d.C. in Writings 1906: «Week, p. 314; Riv. 390.» Testo del Journal: «It is the rill whose “silver sands and pebbles sing eternal ditties with the spring.” The early frosts bridge its narrow channel, and its querulous note is hushed. Only the flickering sunlight on its sandy bottom attracts the beholder. But there are souls whose depths are never fathomed, — on whose bottom the sun never shines. We get a distant view from the precipitous banks, but never a draught from their mid-channels. Only a sunken rock or fallen oak can provoke a murmur, and their surface is a stranger to the icy fetters which bind fast a thousand contributory rills.» Testo di A Week: «But the rill, whose “Silver sands and pebbles sing / Eternal ditties with the spring,” is silenced by the first frosts of winter, while mightier streams, on whose bottom the sun never shines, clogged with sunken rocks and the ruins of forests, from whose surface comes up no murmur, are strangers to the icy fetters which bind fast a thousand contributory rills.»; «Ma il ruscello le cui “Sabbie argentee e i ciottoli / Cantano le eterne canzoni con la primavera,” viene messo a tacere dai primi ghiacci invernali, mentre le correnti più forti, sul cui fondo non splende mai il sole, ingombrate dalle rocce affondate e dalle rovine della foresta, dalla cui superficie non proviene il minimo mormorio, non conoscono i ceppi di ghiaccio che incatenano stretti i mille ruscelli affluenti».
27. N.d.C. in Writings 1906: «Week, p. 352; Riv. 435, 436.» Testo del Journal: «”And now that it is evening, a few clouds in the mild atmosphere rest upon the mountains, more stand still than move in the heavens, and immediately after sunset the chirping of crickets begins to increase; then feels one once more at home in the world, and not as an alien, — an exile. I am contented as though I had been born and brought up here, and now returned from a Greenland or whaling voyage. Even the dust of my Fatherland, as it is whirled about the wagon, which for so long a time I had not seen, is welcome. The clock-and-bell jingling of the crickets is very agreeable, penetrating, and not without a meaning. Pleasant is it when roguish boys whistle in emulation of a field of such songstresses. One imagines that they really enhance each other. The evening is perfectly mild as the day. Should an inhabitant of the south, coming from the south, hear of my rapture, he would deem me very childish. Alas! what I here express have I long felt under an unpropitious heaven. And now this joy is to me an exception, which I am henceforth to enjoy, — a necessity of my nature.”» Testo di A Week: «And now that it is evening, in the mild air a few clouds rest upon the mountains, in the heavens more stand still than move, and immediately after sunset the chirping of crickets begins to grow more loud; then one feels for once at home in the world, and not as concealed or in exile. I am contented as though I had been born and brought up here, and were now returning from a Greenland or whaling voyage. Even the dust of my Fatherland, which is often whirled about the wagon, and which for so long a time I had not seen, is greeted. The clock-and-bell jingling of the crickets is altogether lovely, penetrating, and agreeable. It sounds bravely when roguish boys whistle in emulation of a field of such songstresses. One fancies that they really enhance one another. Also the evening is perfectly mild as the day.» // La citazione riportata nel Journal è da Johann Wolfgang von Goethe, Italienische Reise (1816-17).
28. «There goes the river, or rather is, “in serpent error wandering,” the jugular vein of Musketaquid.» La frase «in serpent error wandering» è una citazione da John Milton, Paradise Lost (1667), libro VII, vv. 302-303: «With Serpent errour wandring, found thir way, / And on the washie Oose deep Channels wore».
29. N.d.C. in Writings 1906: «Week, p. 348; Riv. 430.» Testo del Journal: «He gives such a glowing description of the old tower, that they who had been born and brought up in the neighborhood must needs look over their shoulders, “that they might behold with their eyes, what I had praised to their ears, …​ and I added nothing, not even the ivy which for centuries had decorated the walls.”» Testo di A Week: «In one place he speaks of himself as giving so glowing and truthful a description of an old tower to the peasants who had gathered around him, that they who had been born and brought up in the neighborhood must needs look over their shoulders, “that,” to use his own words, “they might behold with their eyes, what I had praised to their ears,” — ”and I had added nothing, not even the ivy which for centuries had decorated the walls.”». // La citazione riportata nel Journal e in A Week è da Johann Wolfgang von Goethe, Italienische Reise (1816-17).
30. N.d.C. in Writings 1906: «Week, p. 383; Riv. 473.» Testo del Journal: «If there is nothing new on earth, still there is something new in the heavens. We have always a resource in the skies. They are constantly turning a new page to view. The wind sets the types in this blue ground, and the inquiring may always read a new truth.» Testo di A Week: «If there is nothing new on the earth, still the traveler always has a resource in the skies. They are constantly turning a new page to view. The wind sets the types on this blue ground, and the inquiring may always read a new truth there.»
31. N.d.C. in Writings 1906: «Week, p. 417; Riv. 515.» Testo del Journal: «”Pulsae referunt ad sidera valles”» Testo di A Week: «The last vestiges of daylight at length disappeared, and as we rowed silently along with our backs toward home through the darkness, only a few stars being visible, we had little to say, but sat absorbed in thought, or in silence listened to the monotonous sound of our oars, a sort of rudimental music, suitable for the ear of Night and the acoustics of her dimly lighted halls; / “Pulsae referunt ad sidera valles,” / and the valleys echoed the sound to the stars.» // «Pulsae referunt ad sidera valles»: Citazione da Virgilio, Bucoliche, Ecloga VI, v. 84. In A Week Thoreau, citando lo stesso verso traduce: «…​ e le valli ne riecheggiavano il suono alle stelle».
32. «agrestem musam»: ovvero «canto agreste, bucolico» (dove musam, per metonimia, indica appunto il canto o la melodia, non una delle divinità). Il riferimento è all’inizio dell’Ecloga VI delle Bucoliche virgiliane, dove al verso 8 si legge: «Agrestem tenui meditabor arundine musam», che con buona approssimazione possiamo tradurre con: «studierò il canto agreste sul flauto sottile».
33. «Cogere donec oves stabulis, numerumque referre / Jussit, et invito processit Vesper Olympo.»: Citazione da Virgilio, Bucoliche, Ecloga VI, vv. 85-86. Il senso dei due versi è pressappoco il seguente: «Ordinò di ricondurre le pecore agli ovili e contarle, / e a malincuore sorse al cielo Vespero [la stella della sera, Venere]».
34. «When I would muse I complain not of a rattling tune on the piano — a Battle of Prague even — if it be harmony.» Si tratta di un riferimento alla sonata The Battle of Prague, pubblicata dal compositore boemo František Kočvara (c. 1750-1791) a Dublino intorno al 1788 (ispirata appunto alla celebre battaglia del 1757, che vide contrapposti l’esercito austriaco e quello prussiano). La composizione godette di una buona popolarità tra la fine del XVIII e il XIX secolo.
35. «”jam laeto turgent in palmite gemmae,” …​ “Strata jacent passim sua quaeque sub arbore poma.”»: Citazioni da Virgilio, rispettivamente da Bucoliche, Ecloga VII, v. 48 e v. 54. Il senso dei due versi è pressappoco il seguente: «già si gonfiano lietamente le gemme sui rami» e «I frutti giacciono sparsi dappertutto sul terreno, ciascuno sotto il proprio albero.»
36. N.d.C. in Writings 1906: «Week, p. 93; Riv. 116. Excursions, p. 138; Riv. 169.» Testo del Journal: «I would read Virgil, if only that I might be reminded of the identity of human nature in all ages. I take satisfaction in “jam laeto turgent in palmite gemmae,” or “Strata jacent passim sua quaeque sub arbore poma.” It was the same world, and the same men inhabited it.» Testo di A Week: «Indeed, the best books have a use, like sticks and stones, which is above or beside their design, not anticipated in the preface, not concluded in the appendix. Even Virgil’s poetry serves a very different use to me to-day from what it did to his contemporaries. It has often an acquired and accidental value merely, proving that man is still man in the world. It is pleasant to meet with such still lines as, — / “Jam laeto turgent in palmite gemmae;” / Now the buds swell on the joyful stem. / “Strata jacent passim sua quaeque sub arbore poma;” / The apples he scattered everywhere, each under its tree. / In an ancient and dead language, any recognition of living nature attracts us. These are such sentences as were written while grass grew and water ran. It is no small recommendation when a book will stand the test of mere unobstructed sunshine and daylight.» Testo di Excursions: «This life so raw and modern, that so civil and ancient; and yet we read Virgil mainly to be reminded of the identity of human nature in all ages, and, by the poet’s own account, we are both the children of a late age, and live equally under the reign of Jupiter.»
37. N.d.C. in Writings 1906: «Week, p. 373; Riv. 461.» Testo del Journal: «One must needs climb a hill to know what a world he inhabits. In the midst of this Indian summer I am perched on the topmost rock of Nawshawtuct, a velvet wind blowing from the southwest. I seem to feel the atoms as they strike my cheek. Hills, mountains, steeples stand out in bold relief in the horizon, while I am resting on the rounded boss of an enormous shield, the river like a vein of silver encircling its edge, and thence the shield gradually rises to its rim, the horizon. Not a cloud is to be seen, but villages, villas, forests, mountains, one above another, till they are swallowed up in the heavens.» Testo di A Week: «Upon an isolated hilltop, in an open country, we seem to ourselves to be standing on the boss of an immense shield, the immediate landscape being apparently depressed below the more remote, and rising gradually to the horizon, which is the rim of the shield, — villas, steeples, forests, mountains, one above another, till they are swallowed up in the heavens.»
38. «…​ the shrubs and grasses, like elves and fairies of the night, sought to hide their diminished heads in the snow.» L’immagine delle diminished heads compare anche nel Paradise Lost di Milton, dove nel Libro IV, vv. 32-35 si legge: «O thou that with surpassing Glory crownd, / Look’st from thy sole Dominion like the God / Of this new World; at whose sight all the Starrs Hide thir diminisht heads …​»
39. N.d.C. in Writings 1906: «Excursions, pp. 126, 127; Riv. 155, 156.» Testo del Journal: «Every tree, fence, and spire of grass that could raise its head above the snow was this morning covered with a dense hoar frost. The trees looked like airy creatures of darkness caught napping. On this side they were huddled together, their gray hairs streaming, in a secluded valley which the sun had not yet penetrated, and on that they went hurrying off in Indian file by hedgerows and watercourses, while the shrubs and grasses, like elves and fairies of the night, sought to hide their diminished heads in the snow. / The branches and taller grasses were covered with a wonderful ice-foliage, answering leaf for leaf to their summer dress. The centre, diverging, and even more minute fibres were perfectly distinct and the edges regularly indented. / These leaves were on the side of the twig or stubble opposite to the sun (when it was not bent toward the east), meeting it for the most part at right angles, and there were others standing out at all possible angles upon these, and upon one another. / It struck me that these ghost leaves and the green ones whose forms they assume were the creatures of the same law. It could not be in obedience to two several laws that the vegetable juices swelled gradually into the perfect leaf on the one hand, and the crystalline particles trooped to their standard in the same admirable order on the other. / The river, viewed from the bank above, appeared of a yellowish-green color, but on a nearer approach this phenomenon vanished; and yet the landscape was covered with snow.» Testo in Excursions: «In the winter, the botanist need not confine himself to his books and herbarium, and give over his outdoor pursuits, but may study a new department of vegetable physiology, what may be called crystalline botany, then. The winter of 1837 was unusually favorable for this. In December of that year, the Genius of vegetation seemed to hover by night over its summer haunts with unusual persistency. As I went forth early on a still and frosty morning, the trees looked like airy creatures of darkness caught napping; on this side huddled together, with their gray hairs streaming, in a secluded valley which the sun had not penetrated; on that, hurrying off in Indian file along some watercourse, while the shrubs and grasses, like elves and fairies of the night, sought to hide their diminished heads in the snow. The river, viewed from the high bank, appeared of a yellowish-green color, though all the landscape was white. Every tree, shrub, and spire of grass, that could raise its head above the snow, was covered with a dense ice-foliage, answering, as it were, leaf for leaf to its summer dress. Even the fences had put forth leaves in the night. The centre, diverging, and more minute fibres were perfectly distinct, and the edges regularly indented. These leaves were on the side of the twig or stubble opposite to the sun, meeting it for the most part at right angles, and there were others standing out at all possible angles upon these and upon one another, with no twig or stubble supporting them. When the first rays of the sun slanted over the scene, the grasses seemed hung with innumerable jewels, which jingled merrily as they were brushed by the foot of the traveler, and reflected all the hues of the rainbow, as he moved from side to side. It struck me that these ghost leaves, and the green ones whose forms they assume, were the creatures of but one law; that in obedience to the same law the vegetable juices swell gradually into the perfect leaf, on the one hand, and the crystalline particles troop to their standard in the same order, on the other.»
40. «Marcusthurm»: in tedesco nel testo. Si tratta della torre del Campanile di San Marco a Venezia.
41. N.d.C. in Writings 1906: «Week, pp. 347, 348; Riv. 429, 430.» Testo del Journal: «He is generally satisfied with giving an exact description of objects as they appear to him, and his genius is exhibited in the points he seizes upon and illustrates. His description of Venice and her environs as seen from the Marcusthurm is that of an unconcerned spectator, whose object is faithfully to describe what he sees, and that, too, for the most part, in the order in which he saw it. It is this trait which is chiefly to be prized in the book; even the reflections of the author do not interfere with his descriptions.» Testo in A Week: «Though I am not much acquainted with the works of Goethe, I should say that it was one of his chief excellences as a writer, that he was satisfied with giving an exact description of things as they appeared to him, and their effect upon him. …​ He speaks as an unconcerned spectator, whose object is faithfully to describe what he sees, and that, for the most part, in the order in which he sees it. Even his reflections do not interfere with his descriptions. …​ It would thus be possible for inferior minds to produce invaluable books …​»
42. «His middle finger measures how many digits into space; he extends a few times his thumb and finger, and the continent is spanned; he stretches out his arms, and the sea is fathomed.» Il testo sfrutta la capacità della lingua inglese di verbalizzare i sostantivi; per cui spanned gioca sul significato di span sostantivo (spanna, larghezza, intervallo di tempo) e del verbo corrispondente (misurare, misurare a spanne); lo stesso avviene per fathomed, dove il verbo significa “scandagliare”, mentre il sostantivo originario è il “braccio”, inteso come unità di misura, corrispondente a 6 piedi.
43. «There are times when thought elbows her way through the underwood of words to the clear blue beyond; / “O’er bog, or steep, through strait, rough, dense, or rare, / With head, hands, wings, or feet, pursues her way, / And swims, or sinks, or wades, or creeps, or flies; . . .”». I versi citati sono da John Milton, Paradise Lost, a cura di Gordon Teskey, 2ª ed., Norton Critical Editions (New York: W. W. Norton & Company, 2021), 2.947-950, prima pubbl. 1667. Anche qui, come nel caso di Spring nell’annotazione del 25 Ottobre 1837, un concetto astratto personificato assume il genere femminile; stavolta si tratta di thought (con l’iniziale minuscola tanto nell’edizione Writings 1906 che in quella della Princeton). La cosa da notare è che la concordanza di genere si estende anche al brano citato. Il testo originale di Milton, infatti, recita «With head, hands, wings, or feet, pursues his way», riferendosi appunto a Satana che si fa strada nel Caos. Ma Thoreau scrive «her way», con l’aggettivo possessivo in corsivo, indicando come il pensiero, che all’inizio pare che semplicemente debba farsi largo sgomitando («elbows her way»), si trova in realtà ad affrontare un viaggio di dimensioni epiche, che richiede uno sforzo sovrumano e, possiamo immaginare, lasci sperare in un solenne risultato, adeguato alle fatiche affrontate — salvo poi precipitare in un tragicomico fallimento semplicemente indossando gli indumenti da lavoro, quelli di tutti i giorni.
44. «slough of despond». Riferimento alla «palude dello sconforto», luogo allegorico del Pilgrim’s Progress di John Bunyan.
45. «[Later.] We must consider war and slavery, with many other institutions and even the best existing governments, notwithstanding their apparent advantages, as the abortive rudiments of nobler institutions such as distinguish man in his savage and half-civilized state.»
46. N.d.C. in Writings 1906: «Excursions, pp. 127, 128; Riv. 157.» Testo del Journal: «As further confirmation of the fact that vegetation is a kind of crystallization, I observe that upon the edge of the melting frost on the windows, Jack is playing singular freaks, — now bundling together his needle-shaped leaves so as to resemble fields waving with grain, or shocks of wheat rising here and there from the stubble. On one side the vegetation of the torrid zone is presented you, — high-towering palms, and wide-spread banyans, such as we see in pictures of Oriental scenery; on the other are arctic pines, stiff-frozen, with branches downcast, like the arms of tender men in frosty weather.» Testo in Excursions: «As confirmation of the fact that vegetation is but a kind of crystallization, every one may observe how, upon the edge of the melting frost on the window, the needle-shaped particles are bundled together so as to resemble fields waving with grain, or shocks rising here and there from the stubble; on one side the vegetation of the torrid zone, high-towering palms and wide-spread banyans, such as are seen in pictures of oriental scenery; on the other, arctic pines stiff frozen, with downcast branches.»
47. «”high over-arched imbower.”» Citazione dal Paradise Lost di Milton, Libro I, vv. 302-304: «…​ Thick as autumnal leaves that strew the brooks / In Vallombrosa, where the Etrurian shades / High over-arched imbower …​»
48. «the evaporation of the leaves according to Sprengel»: probabile riferimento a Grundzüge der wissenschaftlichen Pflanzenkunde (1820; edizione inglese: Elements of the Philosophy of Plants, 1821), dei botanici Augustin Pyramus de Candolle e Kurt Polycarp Joachim Sprengel, che a pag. 203 parla dell’argomento. Il testo consultato da Thoreau, come si potrà desumere dall’annotazione del 16/12/1837, è verosimilmente quello dell’edizione in inglese.
49. N.d.C. in Writings 1906: «Week, p. 186; Riv. 231. The Service, Boston, 1902, p. 21». Testo nel Journal: «…​ Before each van / Prick forth the airy knights and couch their spears / Till thickest legions close.» Si tratta di una citazione del Paradise Lost di Milton, Libro II, vv. 535-537, che Thoreau cita sia in The Week che in The Service, come riportato nella nota del curatore.
50. «long levelled rules»: citazione dal Comus (1634) di John Milton, verso 340: «With thy long levell’d rule of streaming light».
51. «”put forth only leaves instead of blossoms.”» Probabilmente si tratta di una citazione da Grundzüge der wissenschaftlichen Pflanzenkunde (1820; edizione inglese: Elements of the Philosophy of Plants, 1821), dei botanici Augustin Pyramus de Candolle e Kurt Polycarp Joachim Sprengel, dove a pag. 287 dell’edizione inglese si legge: «In the same manner, it is not uncommon, with the Rubus fruticosus, when in dark forests it is deprived of the sun’s light, to put forth only leaves instead of blossoms.»
52. «”were allowed exemption from warfare and all other things.”» Citazione da Sharon Turner, History of the Anglo-Saxons, Vol. 1 (3° ed., 1820)
53. «”The Bards were the poets and musicians of whom some were satirists, and some encomiasts. The Ouates sacrificed, divined, and contemplated the nature of things. The Druids cultivated physiology and moral philosophy; or, as Diodorus says, were their philosophers and theologians.”» Citazione da Sharon Turner, History of the Anglo-Saxons, Vol. 1 (3° ed., 1820). Alla fine del brano riportato, in una nota Turner rimanda a Diodoro Siculo e a Strabone; riporto di seguito i riferimenti ai due scrittori classici. Diodoro Siculo, Βιβλιοθήκη Ἱστορική (Biblioteca storica) 5.31.2, testo greco in Perseus Digital Library, Scaife Viewer https://scaife.perseus.org/reader/urn:cts:greekLit:tlg0060.tlg001.perseus-grc5:5.31.2/: «εἰσὶ δὲ παρ᾽ αὐτοῖς καὶ ποιηταὶ μελῶν, οὓς βάρδους ὀνομάζουσιν. οὗτοι δὲ μετ᾽ ὀργάνων ταῖς λύραις ὁμοίων ᾄδοντες οὓς μὲν ὑμνοῦσιν, οὓς δὲ βλασφημοῦσιν. φιλόσοφοί τέ τινές εἰσι καὶ θεολόγοι περιττῶς τιμώμενοι, οὓς δρουίδας ὀνομάζουσι»; Strabone, Γεωγραφικά (Geografia) 4.4.4, testo greco in Perseus Digital Library, Scaife Viewer https://scaife.perseus.org/reader/urn:cts:greekLit:tlg0099.tlg001.perseus-grc2:4.4.4: «παρὰ πᾶσι δʼ ὡς ἐπίπαν τρία φῦλα τῶν τιμωμένων διαφερόντως ἐστί, βάρδοι τε καὶ ὀυάτεις καὶ δρυΐδαι· βάρδοι μὲν ὑμνηταὶ καὶ ποιηταί, ὀυάτεις δὲ ἱεροποιοὶ καὶ φυσιολόγοι, δρυΐδαι δὲ πρὸς τῇ φυσιολογίᾳ καὶ τὴν ἠθικὴν φιλοσοφίαν ἀσκοῦσι·»
54. «…​ and our fathers’ homely name acquires some interest from the fact that Sakai-suna means sons-of-the-Sakai.» Riferimento a Sharon Turner, History of the Anglo-Saxons, Vol. 1 (3° ed., 1820). «The Saxons were a German or Teutonic, that is, a Gothic or Scythian tribe; and of the various Scythian nations which have been recorded, the Sakai, or Sacæ, are the people from whom the descent of the Saxons may be inferred, with the least violation of probability. Sakai-suna, or the sons of the Sakai, abbreviated into Saksun, which is the same sound as Saxon, seems a reasonable etymology of the word Saxon.»
55. «The fact seems at first an anomalous one that the less a people have to contend for the more tenacious they are of their rights. The Saxons of Ditmarsia contended for a principle, not for their sterile sands and uncultivated marshes.» Riferimento a Sharon Turner, History of the Anglo-Saxons, Vol. 1 (3° ed., 1820) «The land on the coast is favourable to corn and cattle, but in the interior appear sterile sands, or uncultivated marshes. Its inhabitants, like those of all unfruitful regions, have been tenacious of the right of enjoying their poverty in independence, and the nature of the country has favoured their military exertions.»
56. «”They are emulous in hospitality, because to plunder and to lavish is the glory of an Holsatian; not to be versed in the science of depredation is, in his opinion, to be stupid and base.”»: Helmold di Bosau, Chronica Slavorum, cit. in Sharon Turner, History of the Anglo-Saxons, Vol. 1 (3° ed., 1820).
57. «”Francis familiare est ridendo fidem frangere;” “Gens Francorum infidelis est. Si perjeret Francus quid novi faciet, qui perjuriam ipsam sermonis genus putat esse non criminis.”» Entrambe le citazioni sono riportate, in nota al testo, in Sharon Turner, History of the Anglo-Saxons, Vol. 1 (3° ed., 1820). La nota di Turner è a suo modo — mi si passi l’espressione — degna di nota. Si apre dicendo: «The ancient writers give us some curious traits of the Francs of this period», «Gli scrittori antichi ci hanno riferito dei tratti curiosi dei Franchi di questo periodo», e cita poi tre brani da varie fonti, i due che abbiamo appena visto (che recitano più o meno: «I Francesi solgono rompere i patti ridendo» e «Il popolo dei Franchi è traditore. Se un Franco giura il falso cosa c’è di strano, dal momento che egli ritiene lo spergiuro un tipo di discorso e non un crimine?») e l’ultimo: «”Franci mendaces, sed hospitales”» («I Franchi sono bugiardi ma ospitali»). La nota si chiude con il commento di Turner: «This union of laughter and crime, of deceit and politeness, has not been entirely unknown to France in many periods since the fifth century», «Questa unione di riso e crimine, di inganno e gentilezza, non è stato del tutto sconosciuto alla Francia in molti periodi dal Quinto secolo.»
58. «press of canvass»: L’edizione del 1844 del dizionario Webster riporta la seguente definizione per l’espressione omologa press of sail: «in navigation, is as much sail as the state of the wind will permit.»
59. N.d.C. in Writings 1906: «Excursions, p. 128; Riv. 158.» Testo del Journal: «I noticed also that where the ice in the road had melted and left the mud bare, the latter, as if crystallized, discovered countless rectilinear fissures, an inch or more in length — a continuation, as it were, of the checkered ice.» Testo in Excursions: «From the under side of the ice in the brooks, where there was a thicker ice below, depended a mass of crystallization, four or five inches deep, in the form of prisms, with their lower ends open, which, when the ice was laid on its smooth side, resembled the roofs and steeples of a Gothic city, or the vessels of a crowded haven under a press of canvas. The very mud in the road, where the ice had melted, was crystallized with deep rectilinear fissures, and the crystalline masses in the sides of the ruts resembled exactly asbestos in the disposition of their needles.»
60. N.d.C. in Writings 1906: «Excursions, p.128; Riv. 157, 158.» Testo del Journal: «Wherever the water, or other causes, had formed a hole in the bank, its throat and outer edge, like the entrance to a citadel of the olden time, bristled with a glistening ice armor. In one place you might see minute ostrich feathers, which seemed the waving plumes of the warriors filing into the fortress, in another the glancing fan-shaped banners of the Lilliputian host, and in another the needle-shaped particles, collected into bundles resembling the plumes of the pine, might pass for a phalanx of spears.» Testo in Excursions: «On this occasion, in the side of the high bank of the river, wherever the water or other cause had formed a cavity, its throat and outer edge, like the entrance to a citadel, bristled with a glistening ice-armor. In one place you might see minute ostrich-feathers, which seemed the waving plumes of the warriors filing into the fortress; in another, the glancing, fan-shaped banners of the Lilliputian host; and in another, the needle-shaped particles collected into bundles, resembling the plumes of the pine, might pass for a phalanx of spears.»
61. «Hengist or Horsa». Si tratta di due fratelli germani, semi-leggendari, che avrebbero guidato angli, sassoni e juti nella loro invasione della Gran Bretagna. Sempre secondo la tradizione, Hengist sarebbe stato il primo sovrano degli Juti o il fondatore del regno di Kent.
62. «cyules». Il Dictionary of early English di Joseph T. Shipley (Littlefield, Adams & Co., 1963) riporta la seguente definizone del termine: «A boat. From Late Latin cyula, which is from Old English ciol, whence keel, boat. Holland in his translation (1610) of Camden’s Britain wrote: Embarqu’d in forty cyules or pinnces, and sailing about the Picts’ coasts …​ in every ciule thirtie wives.»
63. N.d.C. in Writings 1906: «Familiar Letters, Sept. 8, 1841.» «þreo scipen gode; comen mid þan flode. / þreo hundred cnihten…​», «tre navi erano arrivate con la piena, / con dentro trecento cavalieri…​» http://name.umdl.umich.edu/LayCal – “Layamon’s Brut (British Museum Ms. Cotton Caligula A.IX).” In the digital collection Corpus of Middle English Prose and Verse. https://name.umdl.umich.edu/LayCal. University of Michigan Library Digital Collections. Accessed October 17, 2026.
64. «”not only excelled the experienced past, but also the possible future”» Sharon Turner, The History of the Anglo-Saxons.
65. «”had withdrawn from the world into some magical region; from which at a future crisis he was to reappear, and lead the Cymri in triumph through the island”» Sharon Turner, The History of the Anglo-Saxons.
66. N.d.C. in Writings 1906: «Week, p. 163; Riv. 203.»
67. «merry England». Merry England o Merrie England è un’espressione che fa riferimento a una Inghilterra idilliaca e bucolica — una Inghilterra Felice, appunto — un’idea nostalgica, diffusasi a partire dal Medio Evo, di un passato ideale e mitico che probabilmente, come avviene in questi casi, non è mai davvero esistito.

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