1837

— BOZZA DI TRADUZIONE

1837


HENRY D. THOREAU

SPIGOLATURE
O QUELLO CHE IL TEMPO
NON HA MIETUTO
DEL MIO
DIARIO

[Il piccolo volume manoscritto che porta sul risguardo l’iscrizione stampata sulla pagina precedente, è chiaramente una trascrizione di brani inutilizzati nei primi diari, e lo stesso avviene con diversi piccoli volumi successivi. Vedi la nota a pagina 342. Le seguenti citazioni occupano le successive tre pagine del volume.] [1]

«Impegnati a restare da solo, ogni tanto,
Rendi omaggio a te stesso. Osserva ciò che la tua anima indossa.
Osa guardarti nel petto; poiché esso è tuo:
E scuoti ciò che vi rinvieni.
Chi non ha pace finché non trova buoni compagni
Manda in rovina la casa, caccia dalla porta la sua mente.» [2]
Herbert, Il Portico della Chiesa.

«Amici e compagni, andatevene!
Desidero restare solo;
Mai soddisfatto, se non quando i miei pensieri ed io
Spadroneggiamo in privato
Burton, Anatomia della Malinconia

«È come avere due Paradisi in uno
Il poter vivere in Paradiso da soli.» [3]
Marvell, Il Giardino

22 Ottobre 1837.

«Che fai adesso?» chiese, «Tieni un diario?» [4] E così oggi scrivo la mia prima annotazione. [5]

Solitudine

Per stare da solo trovo che sia necessario fuggire il presente — io evito me stesso. Come potrei starmene da solo nella stanza degli specchi dell’imperatore romano? [6] Cerco una soffitta. I ragni non devono essere disturbati, né il pavimento spazzato, né le cianfrusaglie sistemate.

I tedeschi dicono, «Es ist alles wahr wodurch du besser wirst» [7]

24 Ottobre 1837

Il Suolo Fertile Delle Nostre Azioni

Ogni parte della natura ci insegna che la fine di una vita serve a far posto ad un’altra. La quercia muore, lasciando all’interno della sua corteccia un fertile terreno vergine che impartirà una vita vigorosa ad una giovane foresta. Il pino lascia dietro di sé un suolo sabbioso e sterile, i legni più duri, un terreno forte e fecondo.

E così questo costante processo di erosione e decomposizione forma il terreno della mia crescita futura. Da come vivo adesso, dipende il mio futuro raccolto. Se coltivo pini e betulle, il mio terreno non potrà sostentare la quercia; ma di pini e betulle, o forse di erbacce e rovi sarà fatta la mia seconda crescita.

25 Ottobre 1837

Primavera

Ella appare, e siamo ancora una volta bambini; ricominciamo il nostro corso col nuovo anno. Lasciate che la fanciulla non torni più e gli uomini diverranno poeti per il gran dolore. Non appena l’inverno ci ha dato il tempo di rimpiangere i suoi sorrisi, ci arrendiamo alle seduzioni della smania poetica. «I fiori ci osservano con benevolenza dalle aiuole con i loro occhi infantili, e all’orizzonte la neve delle lontane montagne si dissolve in un leggero vapore.» [8]

Goethe. Torquato Tasso

Il Poeta

«Sembra evitarci — persino fuggire da noi,
Cercando qualcosa che non conosciamo.
E che forse nemmeno lui conosce, dopotutto.» [9] — Ibid.

26 Ottobre 1837.

«Il suo sguardo difficilmente si ferma sulla terra;
Il suo orecchio ode l’unico clangore della natura;
Ciò che la storia annota — ciò che la vita concede,
Il suo genio lo raccoglie immediatamente e volentieri;
La sua mente riunisce le cose sparse tutt’intorno,
E il suo sentimento anima ciò che è inanimato.
Spesso egli nobilita ciò che ci appariva ordinario,
E le cose desiderabili sono niente per lui.
Nel proprio cerchio magico vaga
L’uomo meraviglioso, e ci conduce
A vagare assieme a lui, e a farne parte:
Sembra avvicinarsi a noi, e resta lontano da noi:
Sembra guardarci e sono spiriti, invero,
che stranamente gli appaiono al posto nostro.» [10] — Ibid.

Come Matura L’Uomo

«Un uomo nobile non deve ringraziare un circolo privato per la sua formazione. La patria e il mondo devono lavorare su di lui. Deve imparare a sopportare la fama e l’infamia. Sarà obbligato a conoscere sé stesso e gli altri. La solitudine non lo cullerà più con le sue lusinghe. Il nemico non lo risparmierà e l’amico non osa farlo. Allora, battendosi, il giovane tira fuori la sua forza, sente ciò che egli è, e presto si sente uomo.»

«Il talento si costruisce nella solitudine,
Il carattere nella corrente del mondo.»

«Egli teme solo l’uomo che non lo conosce, e colui che lo evita ben presto lo fraintenderà.» [11] Ibid.

Ariosto

«Come la natura adorna il suo ricco seno interiore con un verde abito variegato, allo stesso modo egli riveste dello splendido abito della leggenda tutto ciò che rende gli uomini degni di onore. . . . La sorgente dell’abbondanza gorgoglia là vicino, e ci mostra meravigliosi pesci multicolori. L’aria è piena di uccelli rari, i prati e le cime di strane greggi, l’intelletto si cela seminascosto nel verde, e la saggezza di quando in quando lascia risuonare da una nube dorata parole ininterrotte, mentre l’eccitazione sembra scorrere selvaggiamente lungo il liuto dal bel suono, e tuttavia rimane controllata, perfettamente sul tempo.» [12]

Bellezza

«È transitoria quella bellezza a cui tu solo sembri rendere onore.» [13] Goethe, Torquato Tasso.

27 Ottobre 1837.

La Nebbia

La vista arriva solo fino a Nobscot [14] e Annursnack [15] — . Gli alberi se ne stanno con i rami rivolti in basso come pellegrini battuti dalla tormenta, e tutto il paesaggio ha un’aria mesta.

Così quando densi vapori rannuvolano l’anima, questa si sforza invano di fuggire dall’umile valle del giorno lavorativo, e buca la nebbia densa che nasconde alla vista le vette azzurre all’orizzonte, ma può solo accontentarsi di dare un’occhiata alle sue vicine colline familiari.

29 Ottobre 1837.

Anatre A Goose-Pond

Due anatre spose, ovvero della specie detta “estiva” o “dei boschi”, [16] che agitavano beatamente il becco nel loro laghetto preferito, iniziarono a battere in ritirata non appena mi avvicinai, e sembravano intenzionate a svignarsela alla chetichella, [17] nuotando via maestose come cigni. Si rivelano come ottime nuotatrici mentre mi superano di buon passo e — cosa che per me era un tratto nuovo della personalità delle anatre — si immergevano a intervalli di uno o due minuti e nuotavano tre o quattro piedi sott’acqua per sottrarsi alla mia attenzione. Un attimo prima di immergersi sembravano darsi un cenno di intesa dopodiché, come di comune accordo, erano talloni in su e testa in giù in un batter d’ali d’anatra; e quando riapparivano in superficie era divertente osservare con quale espressione soddisfatta di sé, con un’aria da diamine-guarda-che-colpo [18] nuotavano via per ripetere l’esperimento.

La Punta Di Freccia

Circa quattro o sei settimane fa è avvenuto un fatto curioso, che credo sia degno di nota. John [19] e io eravamo stati a cercare reperti indiani, ed avevamo avuto abbastanza fortuna, tanto da trovare due punte di freccia ed un pestello quando, una domenica sera, con le teste ancora piene del passato e dei suoi resti, andammo a fare un giro in direzione della foce del torrente Swamp Bridge. Mentre ci avvicinavamo alla cima della collina che costituisce l’argine del fiume, proruppi in uno straripante panegirico su quei tempi selvaggi, gesticolando con irruenza per spiegarmi. «Lì a Nawshawtuct,» dissi, «si trovava la loro tenda, il luogo di raduno della tribù, e laggiù, a Clamshell Hill era il luogo dove tenevano le celebrazioni. Questo era senza dubbio il loro covo preferito; questa cima era adatta come punto di vedetta. Quante volte si saranno messi qui su questo punto esatto, a questa stessa ora, quando il sole stava tramontando dietro i boschi là in fondo, indorando con i suoi ultimi raggi le acque del Musketaquid, per riflettere sui successi della giornata e sulle prospettive del giorno seguente, o per comunicare con gli spiriti dei loro padri, andati prima di loro nella terra delle ombre!

«Qui,» esclamai, «stava Tahatawan; e là» (per completare la frase,) «c’è la punta di freccia di Tahatawan».

Subito andammo a sederci sul punto che avevo indicato ed io, per continuare lo scherzo, mi misi a ripulire un normale sasso scelto sul momento, quando ecco! il primo su cui misi le mani, il sasso qualunque che avrei dovuto dissotterrare si rivelò essere una perfetta punta di freccia, affilata come se fosse appena uscita dalle mani dell’Indiano che l’aveva realizzata!!!

30 Ottobre 1837.

Alba

Prima c’è il grigio crepuscolo [20] dei poeti, con nubi scure e stratificate che divergono verso lo zenit. Poi brilla la nube che si insinua da est, come se portasse in seno un prezioso gioiello; un profondo golfo rotondo di un colore grigio dorato intacca il suo bordo superiore, mentre esili strisce di soffice vapore, che si irradiano dal centro comune, come truppe in armamento leggero, scendono ordinatamente ai loro posti.

3 Novembre 1837.

Navigando Con E Contro la Corrente

Se uno vuole riflettere, lasciate che si imbarchi su una corrente tranquilla, lasciate che navighi con la corrente. Non potrà opporre resistenza alla Musa. Mentre noi risaliamo la corrente, maneggiando la pagaia con tutte le nostre forze, pensieri rapidi e impetuosi scorrono nel cervello. Sogniamo di conflitti, potere e grandezza. Ma gira la prua in direzione della corrente e la roccia, l’albero, le vacche, [21] la collinetta, assumendo nuove e diverse posizioni, mentre il vento e l’acqua spostano la scena, favoriscono lo scorrere liquido del pensiero, vasto e sublime, ma sempre calmo e dolcemente ondeggiante.

5 Novembre 1837.

Verità

La verità ci colpisce alle spalle, e nell’ombra, tanto quanto di fronte e alla luce del giorno.

9 Novembre 1837

Le Correnti Calme Scorrono Più In Profondità

È il ruscello le cui «sabbie argentee e i ciottoli cantano le eterne canzoni con la primavera.» [22] I primi ghiacci formano un ponte sul suo stretto corso, e così la sua nota lamentosa viene messa a tacere. Solo la tremola luce del sole sul suo fondo sabbioso attrae lo spettatore. Ma ci sono anime le cui profondità non sono mai state scandagliate, — sul cui fondo il sole non splende mai. Le vediamo da lontano dalle loro rive ripide, ma non ne prendiamo mai un sorso dal centro del loro corso. Solo un sasso affondato o una quercia caduta possono trarne un sussurro, e la loro superficie non conosce i ceppi di ghiaccio che incatenano stretti i mille ruscelli affluenti. [23]

12 Novembre 1837.

Disciplina

Manco ancora del discernimento per comprendere l’insegnamento del giorno presente; ma non è perduto — alla fine lo capirò. Il mio desiderio è conoscere cosa ho vissuto per capire come vivere d’ora in avanti.

13 Novembre 1837.

Il Peccato distrugge la Percezione del Bello.

Sarà questa la prova dell’innocenza — se sono in grado, udendo uno scherno, a guardare questa luna amichevole, mentre percorre i cieli con la maestà di una regina, con il consueto anelito.

La Verità

La verità ritorna sempre a sé stessa. Ne intravedo un aspetto oggi, un altro domani; e il giorno dopo essi sono fusi insieme.


1. Nota dell’Editore.
2. Versi dal poema “The Church Porch”, in The Temple (1633), di George Herbert (1593-1633).
3. Versi da “The Garden” (1681), di Andrew Marvell (1621-1678). Nel primo verso il testo originale recita «Two paradises ‘twere in one», mentre Thoreau riporta «Two paradises are in one».
4. È probabile che la domanda sia stata fatta da Emerson.
5. Alla data della sua prima annotazione sul diario, Thoreau aveva vent’anni.
6. Probabile riferimento all’imperatore Domiziano che regnò dall’81 al 96 d.C. Nel suo De vita Caesarum, scritto all’inizio del II sec. d.C., Svetonio (ca. 70-126 d.C.) riporta, nel capitolo dedicato a Domiziano: «Tempore vero suspecti periculi appropinquante sollicitior in dies porticuum, in quibus spatiari consuerat, parietes phengite lapide distinxit, e cuius splendore per imagines quidquid a tergo fieret provideret»; a un certo punto, cioè, l’imperatore, sentendosi minacciato, fece rivestire le pareti dei portici dove soleva passeggiare con la fengite (una sorta di alabastro molto lucido, non con degli specchi veri e propri, dunque), per riuscire a vedere dietro di sé e scampare così ad un eventuale agguato.
7. «È vero tutto ciò che ti rende migliore.»
8. Da Torquato Tasso (1790) di Johann Wolfgang von Goethe.
9. Da Torquato Tasso (1790) di Johann Wolfgang von Goethe.
10. Da Torquato Tasso (1790) di Johann Wolfgang von Goethe.
11. Da Torquato Tasso (1790) di Johann Wolfgang von Goethe.
12. Da Torquato Tasso (1790) di Johann Wolfgang von Goethe.
13. Da Torquato Tasso (1790) di Johann Wolfgang von Goethe.
14. Nobscot Hill, collina alta 180 m, si trova a circa 15 km a sudovest di Concord.
15. Testo originale: «The prospect is limited to Nobscot and Annursnack». L’edizione Princeton scrive Anursnack. La grafia attuale del toponimo è Annursnac. Annursnac Hill è il punto più alto di Concord, con un’elevazione di 110 m.
16. Testo originale: «Two ducks, of the summer or wood species…​». Si tratta probabilmente di esemplari di Aix sponsa, in inglese wood duck o summer duck. Avrei potuto tranquillamente rendere il testo con «Due anatre, della specie detta “estiva” o “dei boschi” …​»; ma dovendo scegliere tra pedante precisione e rispettosa licenza, con Thoreau credo sia meglio, il più delle volte, propendere per la prima soluzione — sperando di non prendere (seppur in buona fede) una grossa cantonata.
17. Testo originale: «Two ducks …​ seemed disposed to take French leave»: L’espressione italiana corrispondente a to take a French leave è filarsela all’inglese ovvero andare via senza salutare, alla chetichella. È uno di quei casi in cui la lingua di un popolo rivela l’antipatia (spesso antica) verso un altro popolo. E così in inglese si dice, appunto, to take a French leave, mentre in francese filer o aller à l’anglaise; per i tedeschi, ad esempio, è sich auch französisch empfehlen / verabschieden. Nell’italiano pare che la forma andarsene alla francese abbia preceduto cronologicamente quella all’inglese, che poi ha prevalso nell’uso, come si legge nel saggio di Emanuele Ventura Andarsene alla francese e all’inglese, to take a French leave e filer à l’anglaise: breve ricognizione storica di un fraseologismo europeo (https://doi.org/10.51814/nm.142253) (che approfondisce in maniera molto ampia e dettagliata l’argomento). Lo stesso Ventura stila una tabella, con le varianti attuali della medesima locuzione in altre lingue europee, dalla quale emerge che ad andarsene senza salutare sono i francesi per: inglesi, tedeschi, portoghesi, spagnoli, catalani, galiziani, sloveni e greci; mentre l’inappropriato comportamento viene rimproverato agli inglesi da francesi, polacchi, romeni, russi, ucraini, ungheresi e cechi. Gli italiani, come abbiamo già detto, fanno caso a sé, figurando salomonicamente in entrambe le liste (pur con le dovute considerazioni sulla prevalenza di una forma sull’altra). Per una visione sintetica si veda l’articolo di Daria Corbi sull’Enciclopedia Treccani online Perché si dice “andarsene all’inglese” per dire “andarsene alla chetichella”? E che cos’è la “chetichella”? (consultato per la stesura di questa nota). Perciò, non sembrandomi in questo caso adatto tradurre in italiano, da un testo americano, l’espressione alla francese con all’inglese ho optato per un semplice alla chetichella.
18. Testo originale: «…​ with what a self satisfied, darn-it-how-he-nicks-‘em air …​». Si tratta di un’espressione che origina dall’hazard, un gioco di dadi, ed è presente nella medesima forma (semplicemente con damn al posto di darn) nella storiella “Tom Moor, the linen draper of Fleet Street”; figura poi nella vignetta satirica del 1807 di Alexander Anderson Ograbme, or The American Snapping-turtle. Per un approfondimento sulla locuzione e sulla scelta di traduzione si rimanda alla pagina darn-it-how-he-nicks-‘em.
19. John Thoreau (1815-1842), l’amato fratello di Henry.
20. Testo originale: «First we have the gray twilight of the poets . . .» L’uso del termine twilight in inglese è ambivalente, definendo sia il momento tra il tramonto e la notte che quello tra la notte e l’alba. Sebbene l’uso del traducente italiano crepuscolo indichi oggi prevalentemente la prima situazione, storicamente il termine aveva la stessa ambivalenza dell’inglese, riferendosi tanto alle ore prima della notte quanto a quelle prima del giorno. Si veda a tal proposito il Dizionario della lingua italiana Tommaseo-Bellini (1861-1879), che alla voce crepuscolo riporta: «Quella Luce che si vede avanti il levare, e dopo il tramontare del sole».
21. Testo originale «…​ rock, tree, kine…​». Nell’edizione del 1828 dell’American Dictionary of the English Language di Noah Webster, alla voce kine si legge: «plural of cow. But cows, the regular plural, is now in general use», «plurale di cow. Ma cows, il plurale regolare, è oggi la forma in uso».
22. Testo originale: «It is the rill whose “silver sands and pebbles sing eternal ditties with the spring”. Citazione da England’s Helicon. Pubblicato nel 1600 — e successivamente in un’edizione ampliata del 1614, — England’s Helicon è una raccolta di liriche pastorali di epoca elisabettiana. I versi sono quelli della quarta strofa della poesia indicata con il titolo “Another of the Same Nature, Made Since”: «The seate for your disport shall be \ Over some River in a tree, \ Where silver sands and pebbles sing, \ Eternal ditties with the spring.» Il curioso titolo si spiega con il fatto che la poesia è preceduta da “The passionate Sheepheard to his love” di Christopher Marlowe e da “The Nimphs reply to the Sheepheard” di autore anonimo (per inciso facciamo notare che non si tratta dell’unica “another” nella raccolta). I primi versi della poesia di Marlowe e di quella citata da Thoreau sono praticamente identici per contenuto e struttura, rispettivamente: «Come live with mee, and be my love, / And we will all the pleasures prove,» e «Come live with mee, and be my deere, / And we will revell all the yeere».
23. «Week, p. 314; Riv. 390.», Nota dell’Editore. Riferimento al brano di A Week on the Concord and Merrimack Rivers, che riporto: «But the rill, whose “Silver sands and pebbles sing / Eternal ditties with the spring,” is silenced by the first frosts of winter, while mightier streams, on whose bottom the sun never shines, clogged with sunken rocks and the ruins of forests, from whose surface comes up no murmur, are strangers to the icy fetters which bind fast a thousand contributory rills.»; «Ma il ruscello le cui “Sabbie argentee e i ciottoli / Cantano le eterne canzoni con la primavera,” viene messo a tacere dai primi ghiacci invernali, mentre le correnti più forti, su cui mai splende il sole, ingombrate dalle rocce e dalle rovine della foresta, dalla cui superficie non proviene il minimo mormorio, non conoscono i ceppi di ghiaccio che incatenano stretti i mille ruscelli affluenti». Si vede come il materiale del Journal costituisce la base per opere autonome successive come A Week.

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