— BOZZA DI TRADUZIONE —
Henry David Thoreau — Diari
1837
HENRY D. THOREAU
SPIGOLATURE
O QUELLO CHE IL TEMPO
NON HA MIETUTO
DEL MIO
DIARIO
[Il piccolo volume manoscritto che porta sul primo risguardo l’iscrizione stampata sulla pagina precedente, è chiaramente una trascrizione di brani inutilizzati nei primi diari, e lo stesso avviene con diversi piccoli volumi successivi. Vedi la nota a pagina 342. Le seguenti citazioni occupano le successive tre pagine del volume.] [1]
«Impegnati a restare da solo, ogni tanto,
Rendi omaggio a te stesso. Osserva ciò che la tua anima indossa.
Osa guardarti nel petto; poiché esso è tuo:
E rivolta da cima a fondo ciò che vi rinvieni.
Chi non ha pace finché non trova buoni compagni
Manda in rovina la casa, caccia dalla porta la sua mente.» [2]
Herbert, Il Portico della Chiesa.
«Amici e compagni, andatevene!
Desidero restare solo;
Mai soddisfatto, se non quando i miei pensieri ed io
Spadroneggiamo in privato.» [3]
Burton, Anatomia della Malinconia
«È come avere due Paradisi in uno
Il poter vivere in Paradiso da soli.» [4]
Marvell, Il Giardino
22 Ottobre 1837
Solitudine
Per stare da solo trovo che sia necessario fuggire il presente — io evito me stesso. Come potrei starmene da solo nella stanza degli specchi dell’imperatore romano? [7] Cerco una soffitta. I ragni non devono essere disturbati, né il pavimento spazzato, né le cianfrusaglie sistemate.
I tedeschi dicono, «Es ist alles wahr wodurch du besser wirst» [8]
24 Ottobre 1837
Il Suolo Fertile Delle Nostre Azioni
Ogni parte della natura ci insegna che la fine di una vita serve a far posto ad un’altra. La quercia muore, lasciando all’interno della sua corteccia un fertile terreno vergine che impartirà una vita vigorosa ad una giovane foresta. Il pino lascia dietro di sé un suolo sabbioso e sterile, i legni più duri, un terreno forte e fecondo.
E così questo costante processo di erosione e decomposizione forma il terreno della mia crescita futura. Da come vivo adesso, dipende il mio futuro raccolto. Se coltivo pini e betulle, il mio terreno non potrà sostentare la quercia; ma di pini e betulle, o forse di erbacce e rovi sarà fatta la mia seconda crescita. [9]
25 Ottobre 1837
Primavera
Ella appare, e siamo ancora una volta bambini; ricominciamo il nostro corso col nuovo anno. Lasciate che la fanciulla non torni più, e gli uomini diverranno poeti per il gran dolore. L’inverno ci ha appena dato il tempo di rimpiangere i suoi sorrisi, che ci arrendiamo alle seduzioni della smania poetica. [10] «I fiori ci osservano con benevolenza dalle aiuole con i loro occhi infantili, e all’orizzonte la neve delle lontane montagne si dissolve in un leggero vapore.» [11] — Goethe. Torquato Tasso
Il Poeta
«Sembra evitarci — persino fuggire da noi,
Cercando qualcosa che non conosciamo.
E che forse nemmeno lui conosce, dopotutto.» [12] — Ibid.
26 Ottobre 1837
«Il suo sguardo difficilmente si ferma sulla terra;
Il suo orecchio ode l’unico clangore della natura;
Ciò che la storia annota — ciò che la vita concede,
Il suo genio lo raccoglie immediatamente e volentieri;
La sua mente riunisce le cose sparse tutt’intorno,
E il suo sentimento anima ciò che è inanimato.
Spesso egli nobilita ciò che ci appariva ordinario,
E gli oggetti pregiati sono niente per lui.
Nel proprio cerchio magico vaga
L’uomo meraviglioso, e ci conduce
A vagare assieme a lui, e a farne parte:
Sembra avvicinarsi a noi, e resta lontano da noi:
Sembra guardarci e sono spiriti, invero,
che stranamente gli appaiono al posto nostro.» [13] — Ibid.
Come Matura L’Uomo
«Un uomo nobile non deve ringraziare un circolo privato per la sua formazione. La patria e il mondo devono lavorare su di lui. Deve imparare a sopportare la fama e l’infamia. Sarà obbligato a conoscere sé stesso e gli altri. La solitudine non lo cullerà più con le sue lusinghe. Il nemico non vorrà risparmiarlo e l’amico non oserà farlo. Allora, battendosi, il giovane tira fuori la sua forza, sente ciò che egli è, e presto si sente uomo.»
«Il talento si costruisce nella solitudine,
Il carattere nella corrente del mondo.»
«Teme l’uomo solo chi non lo conosce, e colui che lo evita ben presto lo fraintenderà.» [14] Ibid.
Ariosto
«Come la natura adorna il suo ricco seno interiore con un verde abito variegato, allo stesso modo egli riveste con l’abito fiorito della leggenda tutto ciò che rende gli uomini degni di onore … La sorgente dell’abbondanza gorgoglia là vicino, e ci mostra meravigliosi pesci multicolori. L’aria è piena di uccelli rari, i prati e le macchie boschive di strane greggi, l’arguzia si cela seminascosta nel verde, e la saggezza di quando in quando lascia risuonare da una nube dorata parole ininterrotte, mentre l’eccitazione sembra scorrere selvaggiamente lungo il liuto dal bel suono, e tuttavia rimane controllata, perfettamente sul tempo.» [15]
Bellezza
«È transitoria quella sola bellezza a cui tu sembri rendere onore.» [16] Goethe, Torquato Tasso.
27 Ottobre 1837
La Nebbia
La vista arriva solo fino a Nobscot [17] e Annursnack. [18] Gli alberi se ne stanno con i rami rivolti in basso come pellegrini battuti dalla tempesta, e tutto il paesaggio ha un’aria cupa.
Così quando densi vapori rannuvolano l’anima, questa si sforza invano di fuggire dall’umile valle del giorno lavorativo e di bucare la nebbia densa che nasconde alla vista le vette azzurre all’orizzonte, ma può solo accontentarsi di dare un’occhiata alle sue vicine colline familiari.
29 Ottobre 1837
Anatre A Goose-Pond
Due anatre, della specie detta “estiva” o “dei boschi”, [19] che agitavano beatamente il becco nel loro laghetto preferito, iniziarono a battere in ritirata non appena mi avvicinai, e sembravano intenzionate a svignarsela alla chetichella, [20] nuotando via maestose come cigni. Si rivelano essere ottime nuotatrici mentre mi superano di buon passo e — cosa che per me era un tratto nuovo della personalità delle anatre — si immergevano a intervalli di uno o due minuti e nuotavano parecchi piedi sott’acqua per sottrarsi alla nostra attenzione. Un attimo prima di immergersi sembravano darsi un cenno di intesa, dopodiché, come di comune accordo, erano talloni in su e testa in giù in un batter d’ali d’anatra; e quando riapparivano in superficie era divertente osservare con quale espressione soddisfatta di sé, con un’aria da diamine-guarda-che-colpo [21] nuotavano via per ripetere l’esperimento.
La Punta Di Freccia
Circa quattro o sei settimane fa è avvenuto un fatto curioso, che credo sia degno di nota. John [22] ed io eravamo stati a cercare reperti indiani, e avevamo avuto abbastanza fortuna, tanto da trovare due punte di freccia ed un pestello quando, una domenica sera, con le teste ancora piene del passato e dei suoi resti, andammo a fare un giro in direzione della foce del torrente Swamp Bridge. Mentre ci avvicinavamo alla cima della collina che costituisce l’argine del fiume, ispirato dal mio tema, proruppi in uno straripante panegirico su quei tempi selvaggi, gesticolando con irruenza per spiegarmi. «Lì a Nawshawtuct,» dissi, «si trovava la loro tenda, il luogo di raduno della tribù, e laggiù, a Clamshell Hill, era il luogo dove tenevano le celebrazioni. Questo era senza dubbio il loro rifugio preferito; questa cima era adatta come punto di vedetta. Quante volte si saranno messi qui su questo punto esatto, a questa stessa ora, quando il sole stava tramontando dietro i boschi là in fondo, indorando con i suoi ultimi raggi le acque del Musketaquid, per riflettere sui successi della giornata e sulle prospettive del giorno seguente, o per comunicare con gli spiriti dei loro padri, andati prima di loro nella terra delle ombre!
«Qui,» esclamai, «stava Tahatawan; e là» (per completare la frase,) «c’è la punta di freccia di Tahatawan».
Subito andammo a sederci sul punto che avevo indicato, ed io, per continuare lo scherzo, mi misi a ripulire un normale sasso scelto sul momento, quando ecco! il primo su cui misi le mani, il sasso qualunque che avrei dovuto dissotterrare si rivelò essere una perfetta punta di freccia, affilata come se fosse appena uscita dalle mani dell’Indiano che l’aveva realizzata!!!
30 Ottobre 1837
Alba
Prima c’è il grigio crepuscolo [23] dei poeti, con nubi scure e stratificate che divergono verso lo zenit. Poi brilla la nube che si insinua da est, come se portasse in seno un prezioso gioiello; un profondo golfo rotondo di un colore grigio dorato intacca il suo bordo superiore, mentre esili strisce di soffice vapore, che si irradiano dal centro comune, come truppe in armamento leggero, scendono ordinatamente ai loro posti.
3 Novembre 1837
Navigando Con e Contro la Corrente
Se uno vuole riflettere, lasciate che si imbarchi su una corrente tranquilla, lasciate che navighi con la corrente. Non potrà opporre resistenza alla Musa. Mentre noi risaliamo la corrente, maneggiando la pagaia con tutte le nostre forze, pensieri rapidi e impetuosi scorrono nel cervello. Sogniamo di conflitti, potere e grandezza. Ma gira la prua in direzione della corrente e la roccia, l’albero, le vacche, [24] la collinetta, assumendo nuove e diverse posizioni, mentre il vento e l’acqua spostano la scena, favoriscono lo scorrere liquido del pensiero, vasto e sublime, ma sempre calmo e dolcemente ondeggiante.
5 Novembre 1837
Verità
La verità ci colpisce alle spalle, e nell’ombra, tanto quanto di fronte e alla luce del giorno.
9 Novembre 1837
Le Correnti Calme Scorrono Più In Profondità
È il ruscello le cui «sabbie argentee e i ciottoli cantano le eterne canzoni con la primavera.» [25] I primi ghiacci formano un ponte sul suo stretto corso, e così la sua nota lamentosa viene messa a tacere. Solo la tremola luce del sole sul suo fondo sabbioso attrae lo spettatore. Ma ci sono anime le cui profondità non sono mai state scandagliate, — sul cui fondo il sole non splende mai. Le vediamo da lontano dalle loro rive ripide, ma non ne prendiamo mai un sorso dal centro del loro corso. Solo un sasso affondato o una quercia caduta possono trarne un sussurro, e la loro superficie non conosce i ceppi di ghiaccio che incatenano stretti i mille ruscelli affluenti. [26]
12 Novembre 1837
Disciplina
Manco ancora del discernimento per comprendere per intero l’insegnamento del giorno presente; ma non è perduto — alla fine mi si rivelerà. Il mio desiderio è conoscere cosa ho vissuto per capire come vivere d’ora in avanti.
13 Novembre 1837
Il Peccato Distrugge la Percezione del Bello
Sarà questa la prova dell’innocenza — se sono in grado, udendo uno scherno, di guardare questa luna amichevole, mentre percorre i cieli con la maestà di una regina, con il consueto anelito.
Verità
La verità ritorna sempre a sé stessa. Ne intravedo un aspetto oggi, un altro domani; e il giorno dopo essi sono fusi insieme.
15 Novembre 1837
Goethe
«E adesso che è sera, alcune nubi nell’aria serena sostano sulle montagne, restando immobili nel cielo più che muoversi, e subito dopo il tramonto il frinire dei grilli inizia ad aumentare; allora uno si sente ancora una volta a casa nel mondo, e non uno straniero — un esiliato. Sono contento come se fossi nato e cresciuto qui, e fossi tornato ora dalla Groenlandia o da un viaggio di caccia alla balena. Perfino la polvere della mia madrepatria, che da lungo tempo non ho veduto, è la benvenuta, mentre turbina intorno alla carrozza. Il tintinnio, come di orologio, dei grilli è assai gradevole, penetrante, e non privo di significato. È bello quando dei ragazzini birbanti fischiano per imitare un campo pieno di tali cantori. Sembra che davvero le due cose si migliorino a vicenda. La sera è assolutamente mite come il giorno. Se un abitante del sud, che venisse dal sud, sentisse dell’estasi che provo, mi considererebbe assai infantile. Ahimè! ciò che riferisco qui, l’ho provato da molto tempo sotto un cielo infausto. E adesso questa gioia è per me un’eccezione, di cui godrò d’ora in poi — una necessità della mia natura.» Italiänische Reise [27]
16 Novembre 1837
Ponkawtassett
Là scorre il fiume, o per meglio dire, «erra serpeggiante» [28], la vena giugulare del Musketaquid. Chi può dire quanta della proverbiale temperanza dei suoi abitanti sia originata dal suo flusso lento?
La neve dà al paesaggio l’aspetto di una giornata di bucato, — qui una striscia bianca, là una striscia scura; è stesa come un tovagliolo sulle colline e sui prati. Questa dev’essere una rara giornata di asciugatura, a giudicare dal vapore che galleggia sul vasto cortile della biancheria.
Cento fucili sparano e in paese sventola una bandiera per celebrare la vittoria dei whig. Adesso un colpo breve, sordo — il mero disco di un suono privato dei suoi raggi — poi uno sbuffo di fumo si leva all’orizzonte per congiungersi ai suoi parenti di nebbia nel cielo.
Goethe
Egli fornisce una descrizione talmente vivida dell’antica torre, che quelli nati e cresciuti nel quartiere devono voltarsi a guardare «così che possano contemplare coi loro occhi ciò che io ho lodato ai loro orecchi, … e non ho aggiunto nulla, neppure l’edera che per secoli ne aveva decorato i muri» — Italiänische Reise [29]
17 Novembre 1837
Alba
Adesso il re del giorno gioca a nascondino dietro l’angolo del mondo, e la finestra di ogni casa ride con un sorriso dorato, — la perfetta immagine della gioia. Vedo l’acqua luccicare nell’occhio. I respiri smorzati del giorno che si risveglia colpiscono l’orecchio con un moto ondulato; dalla collina e dalla valle, dal pascolo e dal bosco, essi giungono a me, ed io sono a casa nel mondo.
Il Cielo
Se non c’è niente di nuovo sulla terra, c’è comunque qualcosa di nuovo nel cielo. Abbiamo sempre una risorsa nel cielo. Esso gira costantemente una nuova pagina da vedere. Il vento dispone i caratteri su questo sfondo blu, e chi indaga può sempre leggere una nuova verità. [30]
18 Novembre 1837
Virgilio
«Pulsae referunt ad sidera valles» [31] è un verso che salverebbe un’epica; e con quanta finezza egli conclude la sua «agrestem musam» [32], ora che Sileno ha finito e che le stelle hanno udito la sua storia, —
«Cogere donec oves stabulis, numerumque referre
Jussit, et invito processit Vesper Olympo.» [33]
Armonia
La natura non produce rumore. L’urlo della tempesta, lo stormire delle foglie, il picchiettio della pioggia non causano disturbo, c’è in loro un’armonia essenziale e inesplorata. Perché avviene che il pensiero fluisce con una corrente così profonda e scintillante quando il suono di una musica lontana colpisce l’orecchio? Quando voglio riflettere non mi lamento per un brano vigoroso al pianoforte — perfino una Battaglia di Praga [34] — se si tratta di un’armonia, ma un tambureggiare irregolare o dissonante è intollerabile.
Ombre
Quando un’ombra attraversa rapida il paesaggio dell’anima dov’è la sostanza? Ha sempre origine dal peccato? Ed è in me quel peccato?
20 Novembre 1837
21 Novembre 1837
Nawshawtuct
Uno deve assolutamente salire su di una collina per conoscere il mondo in cui vive. Nel bel mezzo di questa estate indiana sono appollaiato sulla roccia più alta di Nawshawtuct, un vento di velluto soffia da sudovest. Mi sembra di sentirne gli atomi che urtano contro la mia guancia. Colline, montagne, campanili, spiccano nitidi all’orizzonte, mentre sto appoggiato alla borchia rotonda di un enorme scudo, il fiume come una vena d’argento a cingerne il margine, e da lì lo scudo si solleva gradualmente lungo il suo orlo, l’orizzonte. Non si vede una nuvola, solo villaggi, case, foreste, montagne, uno sopra l’altro, fino a che non vengono ingoiati dal cielo. [37] L’atmosfera è tale che mentre osservo tutt’intorno la lunghezza e la larghezza della regione, questa si allontana dalla mia vista e sembra che io stia cercando i fili del velluto.
Così ammiro la grandiosità del mio carro di smeraldo, con il suo orlo blu, sul quale avanzo attraverso lo spazio.
26 Novembre 1837
Pensieri
Mi guardo in giro alla ricerca di pensieri quando sono traboccante di me stesso. Mentre vado avanti con la mia vita, il pensiero è ancora in embrione, — non si muove dentro di me. Presto comincia a prendere forma e grazia, lo do alla luce, e lo vesto dei suoi abiti di parole. Ma ohimè! quanto spesso, quando i pensieri mi soffocano, ricorro a un colpetto sulla schiena, o ingoio una crosta, o faccio qualsiasi cosa tranne che sputarli fuori!
28 Novembre 1837
Brina e Fiume Verde
Ogni albero, recinzione e stelo d’erba che riuscisse a tenere la testa al di sopra della neve, era coperto stamattina da un denso strato di brina. Gli alberi sembravano eteree creature d’ombra colte nel sonno. Da questa parte stavano rannicchiati insieme, mentre i loro grigi capelli ondeggiavano, in una valle remota ancora non penetrata dal sole, e su quella si affrettavano in fila indiana lungo siepi e corsi d’acqua, mentre gli arbusti e l’erba, come elfi e fate della notte, cercavano di nascondere nella neve le loro teste diminuite. [38]
I rami e le erbe più alte erano coperti da un meraviglioso fogliame di ghiaccio che corrispondeva foglia per foglia al loro abito estivo. Le fibre centrali, quelle divergenti, e anche le più minute, erano perfettamente distinte, e i bordi dentellati in modo regolare.
Queste foglie si trovavano sul lato del rametto o della stoppia opposto al sole (quando non era piegata verso est), incontrandolo perlopiù ad angolo retto, e ce n’erano altre che sporgevano con ogni angolo possibile sopra questi, l’una sull’altra.
Mi colpì che queste foglie fantasma e quelle verdi delle quali le prime assumevano la forma, fossero creature che obbedivano alla stessa legge. Non era possibile che, in ottemperanza a due leggi distinte, i fluidi vegetali da un lato si inturgidissero progressivamente nella foglia perfetta, mentre dall’altro le particelle dei cristalli si adunassero al proprio stendardo nello stesso ammirevole ordine.
Il fiume, osservato dall’argine soprastante, appariva di un colore verde-giallastro, ma più da vicino questo fenomeno svaniva; e tuttavia il paesaggio era coperto di neve. [39]
5 Dicembre 1837
Arpa di Ghiaccio
Il mio amico mi dice di aver scoperto una nuova nota in natura, che egli chiama Arpa-di-Ghiaccio. Essendogli capitato di lanciare una manciata di sassi sul lago, in un punto dove c’era una sacca d’aria sotto il ghiaccio, questo gli ha risposto con una musica piacevole.
Qui risiede una decima musa, e poiché è stato lui a scoprirla, probabilmente l’ulteriore melodia è dentro di lui.
8 Dicembre 1837
Goethe
Egli è generalmente contento di fornire una descrizione esatta degli oggetti per come gli appaiono, e il suo genio è visibile negli aspetti che egli coglie e che illustra. La sua descrizione di Venezia e del suo circondario, visti dal Campanile di San Marco, [40] è quella di uno spettatore distaccato, il cui scopo è di descrivere fedelmente quello che vede, e ciò anche, per la maggior parte, nell’ordine in cui lo ha visto. Questo è l’aspetto del libro che più di tutti gli altri va lodato; perfino le riflessioni dell’autore non interferiscono con le sue descrizioni.
In questo modo sarebbe possibile per menti inferiori produrre libri dal valore inestimabile. [41]
10 Dicembre 1837
Misura
Non è solo il falegname che si porta il metro in tasca. Lo spazio ci è alquanto assoggettato. Il più umile contadino trova in un capello sulla sua testa o nella bianca mezzaluna sulla sua unghia l’unità di misura per la distanza delle stelle fisse. Il suo dito medio dà la misura dello spazio in dita; estende alcune volte il pollice e l’indice, e il continente è misurato a spanne — allunga gli arti, e il mare viene scandagliato in braccia. [42]
12 Dicembre 1837
Pensiero
Ci sono volte in cui il pensiero si fa largo in un sottobosco di parole per giungere all’azzurro chiarore al di là di esso;
“Oltre la palude, o il precipizio, attraverso lo stretto, l’accidentato, il denso, o il rarefatto,
Con testa, mani, ali, o piedi, prosegue per la sua strada,
E nuota, o affonda, o guada, o striscia, o vola; . . .” [43]
ma lascia che indossi i suoi ingombranti abiti da lavoro, ed ogni scintillante goccia di rugiada sembrerà una “palude dello sconforto.” [44]
Peculiarità
Quando parliamo di una peculiarità di un uomo o di una nazione crediamo di descriverne solo una parte, un mero punto matematico; ma non è così. Essa pervade tutto. Alcune parti possono essere più lontane di altre da questo centro, ma non c’è una sola particella così remota da non esserne illuminata o adombrata.
Spine
Nessuna facoltà dell’uomo è stata creata per uno scopo inutile o malvagio; in nessun modo egli può essere completamente malvagio, ma le passioni peggiori affondano le loro radici in quelle migliori, — la rabbia, ad esempio, può essere semplicemente un sentimento alterato di ingiustizia che tuttavia conserva alcune tracce della sua origine. [Nota 12/12/1837] Allo stesso modo è dimostrato che una spina è solo un ramo rudimentale, «che, nondimeno, pur essendo una spina, produce foglie e, nel caso della Euphorbia heptagona, a volte anche fiori e frutti.»
Nota 12/12/1837: «[Aggiunta successiva.] Dobbiamo considerare la guerra e la schiavitù, assieme a molte altre istituzioni e persino ai migliori governi, nonostante i loro apparenti vantaggi, come i rudimenti fallimentari di istituzioni più nobili tali da distinguere l’uomo nel suo stato selvaggio e semicivilizzato.» [45]
15 Dicembre 1837
Jack Frost
A ulteriore riprova del fatto che la vegetazione sia una sorta di cristallizzazione, noto che sul bordo del ghiaccio che si scioglie sulle finestre, Jack fa dei trucchi singolari, — ora mette insieme le sue foglie a forma di spillo a rassomigliare campi ondeggianti di grano, o covoni che si ergono qua e là fra le stoppie. Da un lato ti si presenta la vegetazione delle zone torride — alte palme torreggianti, e ampi banani, come quelli che si vedono nelle raffigurazioni di scene orientali; dall’altro ci sono pini artici, irrigiditi dal gelo, con i rami rivolti in basso, come le braccia di fragili uomini nel tempo gelido. [46] In certi casi i vetri sono coperti di piccoli fiocchi simili a piume, le cui particelle si irradiano da un centro comune, con il numero di raggi che varia da tre a sette o otto. Le particelle cristalline hanno un debole per le irregolarità e le imperfezioni del vetro e, quando queste si estendono da un lato all’altro del telaio, formano dei filari di siepi perfetti, o dei corsi d’acqua in miniatura, che le dense masse del fogliame di cristallo “cingono con l’arco di un alto pergolato”. [47]
16 Dicembre 1837
Foschia ghiacciata
I boschi stamane erano coperti da sottili strisce di vapore, — l’evaporazione delle foglie, secondo Sprengel, [48] che sembrava improvvisamente indurita dal freddo. In certi punti si stendeva come un velo di foschia sulle cime degli alberi, formando vasti prati, dove gli elfi e le fate tenevano nobili tornei;
“di fronte ad ogni carro
Danno sprone gli aerei cavalieri, e abbassano le loro lance,
fino all’arrivo delle fitte legioni.” [49]
L’oriente brillava di una sottile ma indistinta mezzaluna di luce, il blu dello zenit si mescolava in tutte le possibili proporzioni con il color salmone dell’orizzonte. E adesso le cime delle colline vicine telegrafano, a noi che ci trasciniamo sulla pianura, i dorati vessilli orientali del Monarca, e presto le sue «lunghe linee livellate» [50] ricadono a fasce orizzontali, e le più umili finestre delle case salutano il loro signore.
Fatti
Per un corretto studio della Natura è indispensabile la percezione del suo vero significato. Il fatto fiorirà, un giorno, in una verità. La stagione farà maturare e fruttificare ciò che l’intelletto ha coltivato. I meri accumulatori di fatti — quanti raccolgono i materiali per gli operai esperti — sono come quelle piante che crescono nelle foreste buie, che “mettono solo foglie anziché fiori.” [51]
17 Dicembre 1837
Druidi
In tutte le epoche e in tutte le nazioni osserviamo l’inclinazione verso un giusto stato delle cose. Ciò si osserva in particolar modo nella storia dei sacerdoti, la cui vita si avvicina maggiormente a quella dell’uomo ideale. I Druidi non pagavano tasse ed «erano dispensati dal servizio militare e da tutto il resto.» [52] Anche oggi il clero è una classe privilegiata.
All’ultimo stadio della civiltà Poesia, Religione e Filosofia saranno una cosa sola; e questa verità si intravede nella prima. L’ordine druidico era suddiviso in Druidi, Bardi, e Ovati. «I Bardi erano i poeti e i musicisti, alcuni dei quali erano satirici, altri encomiasti. Gli Ovati sacrificavano, divinavano e contemplavano la natura delle cose. I Druidi coltivavano la fisiologia e la filosofia morale; o, come riferisce Diodoro, erano i loro filosofi e teologi.» [53]
18 Dicembre 1837
Goethe
Esigeva che la sua eroina, Ifigenia, non dicesse nulla che non potesse essere pronunciato da sant’Agata, la cui immagine egli contemplava.
Immortalità Post
Le nazioni rivendicano una immortalità post così come una immortalità ante. Gli ateniesi indossavano una cavalletta dorata come simbolo del loro essere nati dalla terra, e gli arcadi pretendevano di essere προσέληνοι, ovvero anteriori alla luna.
I vari Platoni non sembrano aver considerato questa tendenza a spingersi all’indietro della mente umana.
L’orgoglio della Stirpe
Agli uomini piace essere chiamati figli dei loro padri, — una verità tanto piccola gli basta — e chiunque si rivolga a loro con questo titolo o con un altro simile, viene chiamato poeta. L’oratore rivolge un appello ai figli della Grecia, della Britannia, della Francia, o della Polonia; e il nome familiare dei nostri padri acquista un qualche interesse per il fatto che Sakai-suna significa figli-del-Sakai. [54]
19 Dicembre 1837
Inferno
L’inferno stesso può essere contenuto nell’estensione di una scintilla.
Sassoni
All’inizio sembra anomalo il fatto che meno un popolo deve battersi, più è fortemente legato ai suoi diritti. I Sassoni di Ditmarsia combattevano per un principio, non per le loro sabbie sterili e le paludi incolte. [55]
Nel complesso noi siamo gli stessi Sassoni che erano i nostri padri, quando fu detto di loro, «Essi competono in ospitalità, poiché il saccheggio e la prodigalità sono la gloria di un Holsate; non essere esperto nella scienza del saccheggio significa, secondo lui, essere stupido e vile.» [56]
I Francesi sono come i Franchi, di cui è scritto: «Francis familiare est ridendo fidem frangere;» «Gens francorum infidelis est. Si perjeret Francus quid novi faciet, qui perjuriam ipsam sermonis genus putat esse non criminis.» [57]
Cristalli
Questa mattina osservavo che il ghiaccio a Swamp Bridge era quadrettato da una sorta di mosaico di pieghe o scanalature bianche; e quando ne ho esaminato il lato inferiore, ho notato che era coperto da una massa di cristallizzazioni, profonde dai tre ai cinque pollici, che si ergevano o, piuttosto, si sostenevano ad angolo retto sul ghiaccio vero e proprio, che era spesso circa un ottavo di pollice. C’era già del ghiaccio più vecchio sei o sette pollici sotto di esso. I cristalli erano per lo più prismi triangolari con la parte bassa aperta, sebbene in alcuni casi si fossero uniti a formare prismi di quattro o cinque lati. Quando il ghiaccio si poggiava sul lato liscio, avevano l’aspetto di tetti e guglie di una città gotica, o di imbarcazioni a vele spiegate [58] in un porto affollato.
Ho notato inoltre che là dove il ghiaccio sulla strada si era sciolto lasciando scoperto il fango, quest’ultimo, come cristallizzato, scopriva innumerevoli fessure rettilinee, lunghe più o meno un pollice — una continuazione, per così dire, del ghiaccio a scacchiera. [59]
22 Dicembre 1837
Circa un anno fa, avendo messo via una scodella che aveva contenuto del rabarbaro grattugiato nell’acqua, senza averla lavata, fui meravigliato nel constatare, alcuni giorni dopo, che il rabarbaro si era cristallizzato, ricoprendo di cubi perfetti il fondo della scodella, del colore e della consistenza della colla, e di un diametro di un decimo di pollice.
23 Dicembre 1837.
Cristalli
Oggi ho attraversato il fiume sul ghiaccio. Sebbene il tempo sia rigido e freddo e il terreno sia coperto di neve, ho notato un pettirosso solitario che sembrava avesse bisogno che i servizi che aveva reso ai Piccoli nel Bosco gli venissero velocemente restituiti.
Dal lato dell’alto argine presso le Tsughe Inclinate, c’erano delle curiose cristallizzazioni. Ovunque l’acqua, o altre cause, avessero formato un’apertura nell’argine, nella sua gola o sul margine esterno, come l’entrata a una fortezza del passato, ricoperta di un’armatura di ghiaccio scintillante. Da una parte potevi vedere minute piume di struzzo, che sembravano gli ondeggianti pennacchi di guerrieri che facevano il loro ingresso nella fortezza, dall’altra le balenanti insegne a forma di ventaglio dell’ospite lillipuziano, da un’altra le particelle a forma di ago, raccolte in fasci che somigliavano a pennacchi di pino, che potevano essere scambiate per una falange di lance. [60] L’intera collina era come un’immensa pietra di quarzo, con minuti cristalli che scintillavano da innumerevoli fessure. Ho provato a immaginare che ci fosse una tendenza in queste cristallizzazioni ad assumere le forme del fogliame adiacente.
27 Dicembre 1837
Rivoluzioni
Le rivoluzioni non sono mai improvvise. Né un uomo da solo, né molti uomini, in pochi anni o in generazioni, bastano a regolare gli eventi e a predisporre l’umanità per il movimento rivoluzionario. L’eroe non è che la pietra più alta della piramide, la chiave di volta dell’arco. Chi erano Romolo o Remo, Hengist o Horsa, [61] perché vengano attribuite a loro Roma o l’Inghilterra? Essi sono famosi o famigerati perché il corso degli eventi ha scelto di farne le sue pietre miliari. Ma noi avremmo saputo dove ha avuto inizio la valanga, o la cavità nella roccia da cui sgorga il Rio delle Amazzoni. Nella storia il fatto più importante tende ad essere quello più silenzioso e discreto. Nel 499 tre cyules [62] sassoni giunsero sulla costa britannica, — ”Three scipen gode comen mid than flode, three hundred cnihten.” [63] Il pirata della costa britannica non era fondatore di uno stato più di quanto non fosse il flagello dei lidi di Germania.
Eroi
I veri eroi cantati dai menestrelli erano ideali, anche se sono stati resi eterni i nomi degli eroi veri. Il vero Artù, che «non solo fu il migliore nel passato noto, ma anche nel possibile futuro», [64] del quale per molti secoli si è affermato che non fosse morto, ma che si fosse «ritirato dal mondo in qualche regione magica; dalla quale sarebbe riemerso nel caso di una crisi futura per guidare i Cimri in trionfo attraverso l’isola», [65] il cui carattere e le azioni erano il tema dei bardi di Bretagna, e il fondamento delle loro interminabili romanze, era solo una personificazione ideale.
Gli uomini sostengono una reale esistenza anche per l’ideale, ma spesso non estendono il reale all’ideale. «Se non mi credete, andate in Bretagna e riferite nelle strade o nei villaggi che Artù è davvero morto, come altri uomini; non ne scamperete impuniti; verrete sommersi dalle urla di maledizioni di chi vi ascolta, o lapidati a morte.»
Nostalgia di Casa
Il caso più notevole di sostalgia di casa è quello di una colonia di Franchi trapiantati dai Romani dall’Oceano Germanico all’Eusino, i quali finalmente si risolsero unanimemente ad abbandonare il paese, si impadronirono delle imbarcazioni che li trasportarono fuori da esso, e alla fine raggiunsero le loro rive natali, dopo innumerevoli difficoltà e pericoli attraverso il Mediterraneo e l’Atlantico.
I Fatti Interessanti della Storia
Quanto è confortante, dopo aver sudato attraverso le pagine più oscure della storia, — la crosta crudele e fluttuante della quiete e dell’agitazione umane, — scendere sulla solida terra dove il sole splende, o riposare nell’ombra quadrettata. Il fatto che Edwin di Northumbria «fece sì che lungo le vie principali venissero posti dei pali nl punto in cui aveva visto una chiara primavera» e che «piatti di ottone vi fossero incatenati, così da poter ristorare i viaggiatori stanchi, le cui fatiche Edwin stesso aveva conosciuto» vale tutte le dodici battaglie di Artù. [66]. Il sole splende nuovamente lungo la strada, il paesaggio ci mostra radure assolate e appezzamenti coltivati, così come scure foreste primordiali, ed è nuovamente la felice Inghilterra, [67] dopotutto.
31 Dicembre 1837
Come l’ultima goccia di vino tinge l’intero calice, così il più piccolo frammento di verità colora tutta la nostra vita. Esso non è mai isolato o semplicemente aggiunto come un tesoro al nostro capitale. Quando si fa un qualunque progresso reale, disimpariamo e impariamo daccapociò che prima credevano di conoscere. Raccogliamo di anno in anno, e le mettiamo uno accanto all’altro, le disjecta membra della verità, come colui il quale avesse raccolto una ad una cento pietre, tornando alla sua cesta con una sola alla volta.